COME CE NE FOSSE UNO SOLTANTO

Martha Serpas

Collana Gialla Oro edita da LietoColle e Fondazione pordenonelegge.it



Martha Serpas
Come ce ne fosse uno soltanto
Hard Rain
A day I mistake bright sun for clarity.
Grass blades shine under gabardine party
dresses: azalea and bougainvillea.
A vague moon floats like a nun
in the sky’s crowded playground. I
mistake bright sun for clarity. I mistake
button bush and water lily for happiness.
I mistake old love for absence,
the clamor of grackles for rancor.
Cane trucks waddle down the highway.
Bagasse cliffs and piles of cut cane orient
a field of stubble. I mistake grinding
time for closure. Thunder comes
down like a maul, and then hard rain
that stings cheeks and forearms,
slams every thought and action closed,
beats the world with metal sheets—
cars pulled over on shoulders,
wipers doused, headlights filled—and is
lost in the steam off the asphalt’s surface.
It collects in the swales, in the canebrakes,
under the crossings, in root beds, in
my jeans, on the U-turned petals of irises,
in the oily bowls of magnolias,
in the burnished leaves of crotons,
the barrel chests of live oaks, and for
a moment as ballast in my hands.
Nubifragio
E’ un giorno in cui confondo il sole che splende con
un’illuminazione.
Fili d’erba splendono sotto vestiti da festa
in gabardine: azalee e buganville.
Una vaga luna fluttua come una suora
nel parco giochi affollato che è il cielo.
Confondo il sole splendente con un’illuminazione. Confondo
platani e ninfee con la felicità.
Confondo un vecchio amore con l’assenza,
il clamore delle cornacchie con il rancore.
Camion carichi di canna procedono goffi lungo la superstrada.
Scogliere di canne mietute e seccate orientano
un campo di stoppie. Confondo le briciole
del tempo che stritolo con il compiersi di un addio. Cala
il tuono come un’ascia, e poi il nubifragio
che morde guance e avambracci,
chiude con violenza ogni pensiero e azione,
prende a botte il mondo con pannelli metallici –
auto accostate su piazzole di emergenza,
tergicristalli sommersi, fanali allagati –
e si perde nel vapore dell’asfalto.
Si raccoglie nei fossati, nei canneti,
sotto gli incroci, sotto le radici,
nei miei jeans, nelle U dei petali dell’iris,
nelle ciotole unte delle magnolie,
tra le foglie brunite del croton,
nei fusti delle querce vive, e per un attimo
nelle mie mani a zavorrarle.