ROMA DELLA VIGILIA

Giovanna Sicari

Collana Gialla della memoria edita da LietoColle e Fondazione pordenonelegge.it


Giovanna Sicari
ROMA DELLA VIGILIA
I giovani che camminavano allora in via Poerio
sono già morti o scomparsi in quel filo
di terra di bastoni, uno lo ricordo appoggiato
alla ringhiera con una lente fuori posto
vestito di bianco, l’altro semplicemente cantava.

I.
La notte romana getta nell’acqua della madre dopo le madri
ma la cosa è ugualmente fragile e orfana:
i fiori, le statue di giugno, i giorni
caldi gravi di via Merulana
dove solo qui si è poveri in pace
e la ragazza con sandali ferma il tempo
sull’agenda stracciata, non è signora
né puttana né fiore all’occhiello
della serata ufficiale, mostra versi
al parlatoio dove il pianto del neonato
è quello di sempre
dove il pianto cresce e muore e poi ancora rinasce in un’altra
rondine sul glicine al tempo balordo
con accento stonato. Lì il bambino cinese, Ahmed
o Mustafà raccolgono fiori e fortuna di derelitti
senza ritorno come abbandonati pellegrini
a cui nessuno chiede veramente se importa morire
rapiti e rapinati immersi in un sonno lieve straniero.