L’ETÀ D’ORO DEL MELODRAMMA

Massimo Bocchiola

Collana Gialla Oro edita da LietoColle e Fondazione pordenonelegge.it


Massimo Bocchiola
L’ETÀ D’ORO DEL MELODRAMMA

Ernani
1844
musiche di Giuseppe Verdi
libretto di Francesco Maria Piave


Don Ruy Gomez de Silva

Vengono ancora i giornalisti in suv
sulla strada di campagna per chiedergli
cosa pensava in quella primavera
di chiavi inglesi e spari, prima di salire
alle alte cariche dello Stato.

Allora tornano a sfilargli davanti
prelati, imperatori, terroristi,
già quasi tutti morti, come pioppi
di golene fantasma; teste e corpi
rimessi su al contrario, finanziere
sotto cagoules, feluche antisommossa.

Gli fanno sempre le stesse domande
(e perché non dovrebbero?) ma lui
appena può ricomincia a parlare
della fiera ragazza aragonese
che lo ha sempre deluso. Da giovane bandito
la vedeva trescare in accademia
col direttore del dipartimento;
quando ha avuto la toga, lei smaniava
per l’autonomo in fuga. Ora è canuto
e savio, ma lei vuole gli altri due,
si concede al magnate e al masnadiero,
e a lui non restano età di riserva.

Due seduttori, non uno; per giunta
proprio i suoi io di allora. Sempre uguale,
la ragazza non invecchia di un giorno
e lui si sente sordido, aggranchito,
un amplesso aborrito;
preso in mezzo da quello che è già stato
come, un tempo, da quello che non era.

Rimpiange quando le poteva almeno
carezzare i capelli. Ma più ancora
le parole che le diceva, il divano
su cui le ripeteva tutto è vano,
la sigaretta, il fumo tra le dita.

Dopo il trono non resta che il veleno.