Incontro con Omar Monestier

Fare e fruire cultura sul territorio significa anche e soprattutto tener conto delle ‘fonti’ di informazione. Un terreno in cui il web ha stravolto le regole del gioco, rendendo il ‘racconto’ del territorio sempre più ‘crossmediale’.

Se la tv si conferma la porta d’accesso principale all’informazione, internet è ora è al secondo posto fra le finestre sul mondo e un quarto della popolazione lo reputa il mezzo più importante per informarsi, come ha confermato il Rapporto Agcom 2018 sul consumo di informazione. Sale l’utilizzo dei social network e motori di ricerca - le fonti “algoritmiche” sono consultate dal 54,5% della popolazione - anche se meno di un cittadino su quattro li giudica fonti effettivamente affidabili rispetto a quelle editoriali.

Mercoledì 11 luglio a Pordenone - Vallencello (ore 21.30, Centro  Civico - Polisportivo) sarà il Direttore del quotidiano Messaggero Veneto, Omar Monestier, a dipanare “Il racconto del territorio come consapevolezza, critica e crescita”: informazione ‘democratica’, dunque - quella emozionale e ‘a tutto social’ di cui tutti possiamo essere attori e fruitori in qualsiasi momento, oppure verifica delle fonti, racconto ragionato, critico e consapevole? E’ questo l’appuntamento conclusivo del progetto di indagine sul tema “La cultura aiuta a crescere”, voluto e promosso dal Comune di Pordenone, curato da Fondazione Pordenonelegge.it con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del progetto i20aPN. Ragionare di informazione e comunicazione diventa il perno centrale di un’indagine che guarda alla cultura come chiave di volta per il futuro dei cittadini e della comunità, una “palestra culturale” di educazione al senso civico e alla coscienza collettiva nella quale si sono confrontati queste settimane con i ‘quartieri’ di Pordenone illustre voci del pensiero del nostro tempo: come Ilvo Diamanti, Dario Di Vico, Chiara Mio e Guido Guerzoni per fare solo alcuni nomi. Ormai il territorio non viene più raccontato da una sola fonte, o da diverse fonti in competizione fra loro, quanto piuttosto da un pulviscolo di micro informazioni, emozioni, sentimenti, sguardi e speranze che ogni giorno formano la costellazione comunicativa dei social. Questo ha contribuito a una certa democraticità dell’informazione, anche se non è garantita la trasparenza e la verità delle notizie. Ma la domanda che ci si pone è se questa narrazione possa veramente sostituire una forma di racconto più ragionata, che mette in campo strumenti critici e analisi fuori dalla semplice reazione emozionale all’esistente, per creare quindi una consapevolezza diffusa che stimoli la crescita e la cittadinanza attiva. uno screening sulle fonti reali dell’informazione del nostro tempo e sulla loro attendibilità, per alimentare una consapevolezza diffusa della differenza fra reazione emozionale all’esistente e racconto ragionato, stimolando la crescita e la cittadinanza attiva.  La partecipazione è aperta al pubblico fino ad esaurimento dei posti disponibili.