Percoto e D'Annunzio per Viaggi Digitali

Da sabato 18 settembre è possibile viaggiare online alla scoperta di Caterina Percoto nelle parole di Gabriele Pedullà. Mentre dalle 10 di sabato 25 sarà Alberto Bertoni a farci conoscere Gabriele D'Annunzio in Friuli Venezia Giulia.

«Caterina Percoto come voce di singolare originalità: un’autrice ancora da leggere e riscoprire, un mix sorprendente capace di spaziare dalla cronaca dei fatti alla narrativa. Soprattutto, i suoi racconti sono inconcepibili senza i luoghi nei quali sono stati immaginati: non a caso è stata fra i fondatori della letteratura in lingua friulana». Lo scrittore e critico Gabriele Pedullà ci accompagna in un viaggio sorprendente attraverso “Il Friuli umile, sofferente e tenace di Caterina Percoto”: un itinerario già disponibile online sui canali facebook e youtube di pordenonelegge e di PromoturismoFVG. Sarà invece disponibile a partire dalle 10 di sabato 25 settembre, sui medesimi profili social, il video del viaggio digitale “Gabriele D’Annunzio, il poeta e l’eroe: dalla Comina a Ronchi dei Legionari”. Un’escursione guidata dal poeta e critico Alberto Bertoni, per raccontare il Friuli Venezia Giulia calcato un secolo fa dalla grande voce del patriottismo italiano, negli anni della Grande Guerra. Una terra di confine che divenne per D’Annunzio palestra di scrittura e trampolino per alcune delle sue imprese.

I due nuovi itinerari sono la 21^ e 22^ tappa dei Viaggi digitali promossi da Fondazione Pordenonelegge con la Regione Friuli Venezia Giulia e PromoturismoFVG, nell’ambito del progetto “Friuli Venezia Giulia, terra di scrittori. Alla scoperta dei luoghi che li hanno ispirati”.



Spiega Pedullà che la scoperta di Caterina Percoto e del suo Friuli può avvenire anche in maniera casuale: «io, per esempio, stavo lavorando ad una antologia di racconti del Risorgimento italiano. Sapevo che nel 1848 l’autrice aveva scritto delle durissime repressioni austriache in Friuli e ho ritrovato i suoi racconti: una lettura sorprendente perché da un lato Caterina Percoto offre un racconto quasi giornalistico di episodi accaduti pochi giorni prima, come l’eccidio di Ialmicco. E si cimenta in quello che oggi definiamo la ‘non fiction’. Dall’altro ricorre addirittura alle risorse del fantastico per tramandare la sua passione politica e l’indignazione per le violenze perpetrate dagli austriaci» «Caterina Percoto – spiega ancora Pedullà - è stata sempre legata alla sua terra e non a caso possiamo considerarla artefice di quel filone di letteratura contadina che ebbe grande successo nel secondo Ottocento: la vita delle campagne siano a quel momento era rimasta ai margini del  racconto dei narratori e dei poeti. Un Friuli tutto da ritrovare, quello di Caterina Percoto – suggerisce Pedullà – a partire dai luoghi in cui è nata e ha vissuto. Poi la città di Udine, dove ha studiato e dove aveva molti dei suoi contatti, e soprattutto consiglio di seguire il percorso delle caserme: partendo ai piedi delle montagne, da Osoppo, dove è stato ambientato il racconto “La donna di Osoppo”, per arrivare alla caserma di Palmanova, non citata in modo esplicito nelle pagine di Caterina Percoto, ma senz’altro la più bella di quelle attualmente visitabili in Friuli».

Il viaggio alla scoperta di Gabriele D’Annunzio in Friuli Venezia Giulia parte invece, racconta Alberto Bertoni, «dall’aeroporto della Comina a nord di Pordenone, dove D’Annunzio apprese l’arte del volo per l’impresa su Vienna. Possiamo poi proseguire verso Cervignano del Friuli, dove il poeta affittò fra il 1915 e il 1917 una villa molto bella sulle rive del fiume Ausa, dove scrisse pagine memorabili della “Leda senza cigno” e dove iniziò a concepire l’impresa del “Notturno”. Nello stesso luogo scrisse anche i Tre Salmi per i nostri morti del quinto libro delle Laudi nei Canti della guerra latina». E naturalmente D’Annunzio in Friuli Venezia Giulia si identifica anche con Ronchi: «il centro isontino nel quale D’Annunzio raccolse, dal 1919, i legionari che avrebbe guidato nell’azione di Fiume. Non a caso da allora quella città cambiò il suo nome per diventare l’attuale Ronchi dei Legionari. Il poeta - soldato diventava, al tempo stesso, il poeta - duce, parola che D’Annunzio per primo introdusse nel nostro vocabolario, testimoniando il ruolo anche “politico” della poesia. Nei versi di D’Annunzio il Friuli Venezia Giulia torna spesso, dalle Alpi Carniche ad Aquileia alla Laguna di Grado».