Pacchiano vince Scrivere per Amore 2018

Va allo scrittore milanese Giovanni Pacchiano, per “Gli anni facili” (Bompiani) la 23^ edizione del Premio “Scrivere per Amore”, promosso dal Club di Giulietta, con la Fondazione Pordenonelegge.it e Crédit Agricole FriulAdria.

«Il romanzo – recitano le motivazioni della Giuria, guidata dal critico e saggista Masolino D’Amico - rievoca, con uno sguardo affettuoso ma non inquinato dalla nostalgia, la Milano ingenuamente ottimista di mezzo secolo fa, teatro della crescita di un giovane che, attraverso tentativi e false partenze, avanza faticosamente nella conoscenza di se stesso. In questa vicenda, che proprio come la vita tarda a decidere il proprio percorso e ha svolte inaspettate, l’amore sembra a lungo una chimera lontana.


Ma nel tempo, sapientemente preparata, la chimera prende sostanza, e – sempre come accade nella vita – nel modo più inatteso. Da quel momento nulla è più com’era prima ….» Con Giovanni Pacchiano erano approdate alla serata finale del Premio anche l’autrice tedesca Sylvie Schenk per “Veloce la vita” (Keller) e la scrittrice olandese Connie Palmen con “Tu l’hai detto” (Iperborea). Emozionatissimo, al momento della proclamazione al Teatro Nuovo di Verona Giovanni Pacchiano ha dichiarato: «Non mi aspettavo di vincere questo premio. Insieme a me c’erano due concorrenti fortissime, con due romanzi belli e veri. Scrivere è un atto di vita, non è un lavoro, o se lo è, non deve mai scordarsi questo precetto. In questo romanzo ho cercato di raccontare, attraverso diversi personaggi che compaiono nel romanzo a vent’anni e che sono studenti universitari, le vicende di una generazione presessantottina che è stata quasi del tutto dimenticata dalle cronache e dalla Storia. Volevo anche e soprattutto raccontare gli amori di quella generazione, che ho definito una generazione di “imbranati”. Lo dico con affetto, ma noi eravamo proprio così. E volevo che, se pure attorno alla vicenda di un protagonista e in parte io-narrante, Giacomo Bellini, si sviluppassero e si intrecciassero altre storie, anche e non solo d’amore, perché, diceva Eugenio Montale, “Occorrono troppe vite per farne una”». Ancora una volta, dunque, Verona si conferma capitale della scrittura narrativa legata all’amore: un filo rosso affidato in scena alle voci dei tre scrittori finalisti, nella serata condotta da Giovanna Tamassia e Marco Ongaro. A Giovanni Pacchiano è andato anche il nuovo Premio Speciale assegnato dalla Giuria “tecnica” della città e intitolato a Giulio Tamassia, fondatore del Club di Giulietta e del Premio “Scrivere per amore”. Con l’assegno in palio per il vincitore, Pacchiano ha ricevuto anche la formella realizzata dallo scultore Sergio Pasetto.

Festeggiati dal pubblico del Gala conclusivo di “Scrivere per Amore” 2018, gli autori hanno diviso la scena con la Giuria dei Letterati, guidata da Masolino D’Amico e composta anche da tre poetesse: Alba Donati, Isabella Leardini e Giovanna Cristina Vivinetto. Gli ospiti si sono avvicendati, intrecciando un talk brillante e vivacissimo, scandito dalle letture di Paolo Valerio, Direttore artistico del Teatro Stabile di Verona. Sono intervenuti alla Serata l’Assessore alla Cultura del Comune di Verona Francesca Briani, la Presidente del Club di Giulietta, Giovanna Tamassia, i copromotori di Fondazione Pordenonelegge.it con il Direttore Michela Zin e i curatori Alberto Garlini e Valentina Gasparet; un saluto è stato portato per Crédit Agricole FriulAdria dal manager Federico Zaramella. E dai rappresentanti delle case editrici in gara: Marta Zambon per Bompiani, Cristina Marasti per Iperborea e Roberto Keller accompagnato dal traduttore Franco Filice. Una festa capace di valorizzare i migliori intrecci fra amore e scrittura, grazie a un grande gioco di squadra che ha coinvolto anche quest’anno il Comune di Verona, la Regione Veneto e la Camera di Commercio di Verona, oltre a una fitta rete di supporters: Agsm, Fondazione Cattolica Assicurazioni, Teatro Nuovo, Hotel Due Torri, Circolo dei lettori, Biblioteca Civica. Media partner Corriere del Veneto.


Giovanni Pacchiano
è nato a Milano, dove vive tuttora. Dopo la laurea in Lettere classiche a Pisa, ha insegnato Italiano e Latino in alcuni noti licei milanesi. Critico letterario, ha collaborato nel tempo con «Il Globo», «L’Europeo», «Epoca», «Il Giornale» di Montanelli, «Mercurio – la Repubblica», «Corriere della Sera», «Il Sole 24 Ore» e «Saturno». Attualmente scrive su «Il Fatto Quotidiano». Ha pubblicato tra le altre cose Di scuola si muore, sui mali della scuola italiana (Anabasi, 1993) e i romanzi Ho sposato una prof (Marsilio, 1996) e Era un’altra stagione, amore mio (Piemme, 2014). Ha curato, per Adelphi, la raccolta completa delle Opere di Sergio Solmi. Gli anni facili è un romanzo sulla giovinezza e sui desideri, un’educazione milanese che vibra di autenticità. Perché “è negli anni in cui tutto sembra più facile che possono nascere le relazioni più pericolose”. Milano, facoltà di Lettere e filosofia, anno accademico 1961-’62: un autunno dorato e carico di promesse accoglie nei chiostri della Statale il piccolo drappello degli studenti di Lettere antiche, tra cui moltissime ragazze e una decina di maschi. Sono anni in cui le fanciulle non possono presentarsi a scuola con i pantaloni e in cui vigono i riti iniziatici della goliardia studentesca, in cui i ragazzi vanno a vedere gli spogliarelli dell’avanspettacolo ma non hanno mai baciato una coetanea, in cui ci si fidanza in casa, in cui si trova lavoro ancor prima della laurea. Anni facili, anni di sogni a occhi spalancati. Ma per Giacomo, dolce e perdutamente innamorato della sfuggente Pia Uberti, per il suo simpatico amico “don Calò”, appena emigrato dalla Sicilia, per la sfrontata e tormentata Lula e tanti altri la giovinezza, quando la si attraversa, è sempre più dolorosa di come la si vede poi. E questi anni di immense speranze, amori, libri, cinema e grandi amicizie li traghetteranno presto verso un mondo tutto nuovo. Uno spaccato vividissimo di una città e di una generazione, quella che ha preceduto di pochi anni il Sessantotto.