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Roberto Ghidoni

Nasce nel 1952 a Brescia ma dopo pochi anni, per motivi di lavoro del padre, si trasferisce con la famiglia a Milano. Le montagne dell’alta valle Trompia diventano presto la “via di fuga” dalla citta’. L’amore per la montagna e la natura cresce a tal punto che Roberto, studente di Ingegneria del terzo anno, decide di cambiare vita scegliendo di aprire una piccola azienda agricola a Ludizzo di Bovegno.

Nel settore sportivo, nonostante l’impegno dell’attività lavorativa, riesce ad affermarsi a livello nazionale nello sci alpinismo.

Nel 1999 viene a conoscenza, attraverso il biker e amico Willy Mulonia , che in Alaska, in pieno periodo invernale, si svolge un gara estrema.

La competizione, che si chiamava allora Iditasport Extreme (per la distanza di 560 km) e Iditasport Impossibile (nella versione completa di 1800 km), si snoda sul medesimo percorso dell’ Iditarod, la corsa con i cani da slitta più dura e famosa al mondo.

I concorrenti possono partecipare come “runner”, come “biker” o con gli sci, hanno l’obbligo di procedere in completa autosufficienza.

Nel febbraio del 2000 si iscrive come “runner” alla Idita Extreme , sulla distanza di 560 km, e subito arriva al terzo posto; il mal d’Alaska era iniziato.

L’anno dopo, partecipa ancora sulla medesima distanza, facendo segnare il primo posto ex-equo.

Nel 2002 , la competizione cambia nome e diventa “Idita Trail Invitational”.

Roberto partecipa sulla distanza di 1765 km con variante nord e in questa edizione abbatte due record: prima abbassa di oltre 10 ore quello sulla distanza dei 565 km, impiegando 5 giorni e 16 ore. Al secondo traguardo, dopo 1765 km, al paese di Nome giunge in 22 giorni 6 ore e 6 minuti, migliorando il precedente record di 4 giorni e mezzo.

Il sindaco di Nome con una scolaresca di bambini lo attendono al traguardo.

L’Anchorage Daily News scrive un intero articolo sull’ “Italian Moose”, anche i telegiornali locali parlano dell’impresa; Roberto inaspettatamente diventa famoso tra la gente dell’Alaska.

L’ edizione del 2003, ridotta a 1265 km per questioni climatiche, lo vede vincitore assoluto; è la prima volta nella storia di questa competizione che un runner precede i concorrenti con gli sci e le mountain bike.

Nel 2004 è ancora in gara per tentare di ritoccare il proprio tempo sulla distanza dei 565 km. Bloccato da una tromboflebite alla gamba non riesce nell’intento ma conquista comunque il primo posto tra la categoria runner, infliggendo 11 ore al secondo classificato. Il film “Running wolf “, girato nell’occasione dal regista Marco Preti, è una suggestiva testimonianza della impresa compiuta.

Ogni anno Roberto dedica, nonostante il lavoro, circa sei mesi del proprio tempo per allenarsi, percorrendo, in gran parte di notte, circa 5000 km di corsa. A 52 anni compiuti, 30.000 km di corsa nelle gambe, da sommare ai 4700 km percorsi in gara.

Nel 2005 - Iditarod Trail Invitational South Route, 1800 km, abbassa il record esistente di 3 gg e 13h