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Robert Schindel
Poeta metropolitano per eccellenza, Robert Schindel sceglie per i suoi vagabondaggi urbani di volta in volta la maschera dell’innamorato deluso, del polemista appassionato, del «male-detto» immerso nei fumi dell’alcol o dell’Arlecchino scaltro e al tempo stesso ingenuo. La patria ideale di questi vagabondaggi – se mai i vagabondaggi possono avere una patria – è Vienna, una Vienna più di fatta di parole che reale, dalle connotazioni con-trastanti e ambigue, ora vista come una «città morta» (Vineta), sprofondata nelle acque della Storia, ora illuminata dalla musica e dal desiderio. Ricordo e oblio si fronteggiano in questa antica «capitale dell’antisemitismo», in cui il Danubio appare come un nuovo Lete e l’autore «porta a spasso il suo naso ebreo».
Robert Schindel è nato nel 1944 a Bad Hall, nei pressi di Linz, da genitori ebrei comunisti, rientrati in Austria dall’emigrazione per partecipare alla resistenza antinazista. Do-po l’arresto e la deportazione di entrambi, Schindel viene affida-to alle cure di un orfanotrofio viennese, dove la madre, soprav-vissuta a Auschwitz, lo ritroverà al suo rientro in Austria, mentre il padre morirà a Dachau. Cresciuto nell’ambiente fortemente politicizzato della madre, Schindel sarà espulso nel 1959 dal li-ceo per “comportamento scorretto”. Dopo una serie di soggiorni all’estero, ripresi gli studi, si iscrive alla facoltà di filosofia, di-venendo uno degli esponenti più in vista del movimento studen-tesco viennese e sbarcando il lunario con lavori saltuari. Dal 1986 vive come libero scrittore a Vienna. Oltre a sette volumi di poesie, è autore di numerosi saggi critici, di racconti e di un romanzo, tradotto in italiano nel 1997 da Empiria con il titolo Uwaga. Gli ultimi testimoni. Una scelta della lirica in italiano è disponibile nell’antologia Luci lune luoghi, a cura di Luigi Rei-tani (Marcos y Marcos 1999).