Indagine sulle poetiche under 40

pordenonelegge ha inaugurato nel marzo dell’anno scorso il “Censimento dei poeti under 40” in Italia, registrando 272 poeti tra i 20 e 40 anni che hanno all’attivo almeno una pubblicazione non autoprodotta. Dopo la chiusura del censimento, è stato somministrato un questionario per investigare in modo sia quantitativo che qualitativo alcuni aspetti che riguardano la formazione dei poeti rilevati, i loro riferimenti autoriali e il rapporto con la letteratura più in generale, oltre che interrogarli sul ruolo pubblico del poeta in Italia, lo spazio aperto ai giovani e il confronto eventuale con altre realtà estere. Dei 272 hanno risposto 186.

I giovani poeti italiani hanno studiato (soprattutto a Milano, Bologna, Roma, Venezia e Firenze) e sono quasi tutti in possesso di una laurea (il 66% ha fatto studi umanistici, il 20% continuando con il dottorato). Pur coltivando l’interesse per la poesia e spesso svolgendo attività che permettono di mantenerlo vivo, vi è la coscienza rassegnata di una scarsa incidenza sul presente, al riguardo della quale alcuni hanno dato una lettura politica, altri economica, mentre per molti è intesa come una generale sordità del presente. In compenso molti pensano che alla poesia vada riservato uno spazio di gratuità e di libertà che non può confondersi con l’ambito  professionale. Il dato però rilevante è quello di una generale scarsa presenza della poesia nella vita quotidiana, tanto da fare di essa un fatto quasi privato o legato a una rete ristretta di relazioni. Alla difficoltà di pubblicare in modo visibile si contrappone la mancanza di poetiche dominanti o di opere comunemente percepite come importanti. Le risposte mostrano inoltre che le scelte dei grandi poeti del Novecento, come riferimento di poetica, sono nella gran parte quelle di una nomenclatura già consolidata nell’ultimo quarto del secolo scorso.

Ciò non significa, però, che vi sia indifferenza e abbandono della “cosa” poetica. Vi sono significativi cambiamenti rispetto alla tradizione delle riviste e del libro cartaceo: vi è una grande attenzione per il web e nel 78% dei casi i poeti affermano di essere coinvolti in attività promozionali. Motivando il proprio coinvolgimento, è risultato che le letture pubbliche di poesie sono l’attività più diffusa, seguita dalla partecipazione in modi diversi a festival e rassegne (per esempio, come membro della giuria o come organizzatore). Una poesia, quindi, che va cercando prima ancora che nuove formule espressive, nuove forme di comunicazione e di aggregazione, prendendo più esempio dalla comunicazione dei cosiddetti “social” di quanto abbia la speranza di ricostruire quel rapporto tra autore e comune lettore che pare non esistere più.

Progetto realizzato da Fondazione pordenonelegge.it
in collaborazione con Università Bocconi Milano
(prof. Guido Guerzoni e ricercatori dott.ssa Elena Rizzi e dott. Roberto Scalmana)


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