Caro autore ti scrivo: i vincitori 2013

Pordenonelegge.it e Fuorilegge sono lieti di annunciare i vincitori del concorso "Caro autore ti scrivo..." per l'edizione 2013, premiati nel corso dell'incontro con gli autori.

Grazie ai ragazzi che hanno letto e scritto con passione, agli insegnanti e alle scuole che hanno aderito alla proposta, oltre a seguire gli appuntamenti del programma ragazzi che quest'anno ha registrato quasi 10.000 presenze.



Le lettere giunte sono state oltre quattrocento e in più di un caso la scelta è stata difficile. Un in bocca al lupo a tutti per questo nuovo anno scolastico, tante buone letture e un grande arrivederci alla prossima edizione del concorso.

Ecco i vincitori per ciascun libro:

La meravigliosa macchina di Pietro Corvo di Guido Quarzo

1 - Edoardo Massarut, scuola secondaria di primo grado Lozer di Pordenone

2 - Mykonos Cigagna, scuola secondaria di primo grado Lozer di Pordenone

3 - Alice Pianca, scuola secondaria di primo grado di Cordignano (Tv)

Mare giallo di Patrizia Rinaldi

1 - Federica Costalonga, scuola secondaria di primo grado Lozer di Pordenone

2 - Alessia Pitton, scuola secondaria di primo grado di Fontanafredda

3 - Isotta Vazzoler, istituto Vendramini di Pordenone

Ribelli in fuga di Tommaso Percivale

1 - Luca Maggio, scuola media di Cervignano del Friuli (Ud)

2 - Teresa Fassetta, scuola secondaria di primo grado Giovanni XXIII" Montereale Valcellina (Pn)

3 - Estefany Yaritza Polito, scuola secondaria di primo grado Lozer di Pordenone

Il segreto d'Orbae di Françoise Place

1 - Beatrice Bortolus, istituto Vendramini di Pordenone

2 - Eleonora De Gottardo, scuola secondaria di primo grado Terzo Drusin di Pordenone

3 - Febe Piccinin, istituto Vendramini di Pordenone

LA MERAVIGLIOSA MACCHINA DI PIETRO CORVO di GUIDO QUARZO

1° classificato: EDOARDO MASSARUT

2B, Scuola secondaria di primo grado “G. Lozer”, Pordenone

Torino, 1748: nel secolo storico dell’Illuminismo, lo sviluppo della scienza travolge le mentalità, la ribellione rispetto ai dogmi della Chiesa è pericolosa, nuovi gruppi segreti vengono presi dalla follia per la nuova tecnologia.

Ambientazione un po’ strana per raccontare un libro per ragazzi!

Invece io l’ho trovato molto reale, semplice e veramente stimolante. Spesso mi soffermavo a riflettere, perché un libro bisogna capirlo per apprezzarlo!

Illuminismo = “lume della ragione” ed ho ragionato, quanto ho ragionato, ragionavo quasi ad ogni facciata e mi sono divertito a pensare. D’altronde l’uomo per sua natura è portato a pensare e potrà mai l’uomo smettere di farlo? Senza il pensiero non c’è il progresso e, come dice il Marchese, “a volte siamo condannati a pensare”. Io credo che il pensiero sia il motore della scienza, ma che l’uomo non debba abusarne, perché la presunzione può spingerlo troppo in avanti, catapultandolo in uno spazio a lui sconosciuto: arido, cupo, in cui il dubbio riecheggia nel nulla, rievocando la paura e l’incertezza; così può fare scelte sbagliate imbrogliandosi con le sue stesse scoperte.

Spesso mi sono chiesto il significato di ciò che accadeva nel romanzo, volevo comprendere concetti nuovi che in famiglia sono diventati motivo di discussione, sviluppando altre conversazioni interessanti relative sia al momento storico sia al modo di pensare. E’ veramente un libro che fa scattare “meccanismi”, meccanismi che funzionano altroché bene! I meccanismi del pensiero, della natura e del corpo umano: è proprio tutto un meccanismo come pensa l’orologiaio Pietro Corvo? Io non credo, c’è differenza tra un automa e l’uomo…

Ho trovato commovente il rapporto tra Pietro Corvo e Giacomo, perché sono due personaggi che, pur essendo molto diversi per età ed esperienze personali, hanno bisogno l’uno dell’altro per fuggire alla loro solitudine. Corvo è un adulto che pensa al futuro e che si illude di trovare un amore, per lui impossibile nella vita reale, tramite la costruzione di un automa con le sembianze di Irina, donna irraggiungibile di cui è segretamente innamorato, ma anche un uomo bisognoso di un erede a cui tramandare la sua tanto curata attività di orologiaio. Giacomo, invece, è un ragazzino vissuto in orfanotrofio senza padre né madre, che ha bisogno di affetto e di qualcuno che si prenda cura di lui aiutandolo a costruirsi un futuro. Viene così affidato nelle mani di Corvo, anche lui solo, brutto ma con un gran cuore!

Nel libro ho colto la contrapposizione tra Arte e Bellezza, la cui differenza sta nel fatto che la seconda, se mera qualità esteriore, primo impatto tra due o più persone,  non riflette l’interiorità dell’uomo, come la bellezza di Irina che si contrappone alla bruttezza di Pietro. Al contrario l’Arte è l’espressione dell’interiorità, dell’anima, e con essa l’uomo esprime il suo pensiero e il suo modo di essere; l’arte è musica, l’arte è pittura, l’arte, per me, è qualunque cosa trasmetta sentimento ed emozione attraverso il visibile e il percepibile. L’arte è passione e la passione crea arte. Anche in questo caso Pietro e Irina non si assomigliano per niente.

Questa è la storia di Giacomo e dell’orologiaio che gli ha insegnato un’arte, che definisce “della follia”, in cui riesce a perdersi…Pietro è troppo preso dalla passione per la tecnologia e la perfezione.

I protagonisti subiscono irrimediabilmente il fascino delle nuove scoperte meccaniche, che hanno illuso perfino Pietro Corvo, che pensa di poter controllare la natura attraverso la meccanica. Non capisce in tempo che lo spazio che separa scienza e mania di Onnipotenza è piccolo e anche Giacomo lo scoprirà a proprie spese.

Ho capito come piccoli, insignificanti gesti possano, inconsapevoli, aprire gli occhi, oppure svelare verità che non si vogliono vedere: perché Irina odia Pietro Corvo? Non per lui, ma piuttosto per la verità che Pietro involontariamente le ha svelato e che Irina ha capito guardando l’automa, nel quale lei si riconosce: esso le svela qual è la sua vita, purtroppo totalmente condizionata da quello che la gente si aspetta da lei, cambiandola radicalmente.

Per tutta la storia Pietro e Giacomo si parlano come padre e figlio rispettandosi reciprocamente, ma la presenza di altri personaggi l’ha resa ancor più bella, enigmatica o addirittura divertente!

Tempo fa non ero abituato a leggere libri dal finale così poco scontato, così l’ho trovato commovente: la vita va avanti, noi, come Giacomo, cresciamo troppo velocemente per accorgerci che il tempo passa, che il mondo cambia. Ci ritroviamo grandi su una lunga via da percorrere, imprevedibile e misteriosa, aspettando che il destino scriva nelle sue pagine la sua storia.

Avrei preferito più pagine per immergermi meglio nelle vicende e capire maggiormente quel particolare momento storico. La scrittura semplice, alla portata di noi ragazzi, ha reso il libro fluido, scorrevole, adatto anche alle domande più complicate: Fino a dove può spingersi l’uomo? A che cosa servono realmente le nuove macchine che costruiamo? Dove ci porteranno le nuove incredibili scoperte? Io penso che gli uomini siano più perfetti delle macchine: alle macchine mancano anima e sentimenti, se noi umani non li avessimo, saremmo insensibili, senza amore. Il rischio dell’uomo che ricerca a tutti i costi il progresso, esclusivamente scientifico-tecnologico, ponendolo al centro della sua vita, è quello di diventare schiavo delle proprie invenzioni perdendo il rapporto con la natura e con gli altri.

Forse Lei ha scelto come protagonista un orologiaio proprio perché da sempre l’uomo cerca di controllare il tempo e grazie all’evoluzione scientifica vuole giungere all’immortalità, rischiando invece di allontanarsi dai misteri della vita.

Grazie per questo straordinario viaggio nell’epoca della “luce” e arrivederci a Pordenonelegge.

 

2° classificato: MYKONOS CIGAGNA

3F, Scuola secondaria di primo grado “G. Lozer”, Pordenone

Caro Guido Quarzo,

mi chiamo Mykonos, ho quasi 13 anni e vivo a Cordenons (vicino a Pordenone) e frequento la scuola media Lozer.

Una delle mie passioni sono i romanzi; questa estate ne ho letti ben sette tra cui La meravigliosa macchina di Pietro Corvo.

L'insegnante di lettere ogni anno ci propone la partecipazione al concorso “Caro autore ti scrivo” promosso da Pordenonelegge; quest'anno ero parecchio indeciso di fronte ai quattro libri in gara, ma poi ho trovato il libro adatto a me: una trama intrigante e misteriosa, che già potevo assaporare dall'illustrazione in copertina.

Il racconto narra di un'avventura ambientata nella Torino del '700 che vede protagonisti Pietro Corvo, mastro orologiaio, e un simpatico orfanello di nome Giacomo. Pietro Corvo è tanto abile nell'arte orologiaia quanto orripilante nell'aspetto, tanto da potersi paragonare al Gobbo di Notre Dame. E come tutti coloro che ne sono carenti, è in continua ricerca della bellezza nella sua essenza più pura. Un giorno Pietro decide di adottare un orfanello per insegnargli il suo mestiere: il nuovo apprendista si chiama Giacomo, è un bambino sveglio e senza peli sulla lingua; tra loro si instaura un forte legame d'affetto e di complicità.

All'inizio della storia Pietro Corvo si distingue per la bontà, la gentilezza d'animo e una buona dose di autoironia quando si lascia “prendere in giro” da Giacomo per il suo aspetto; ma in seguito queste  caratteristiche interiori vengono bruscamente sostituite dalla follia, quando l'unica persona che lui segretamente ama lo insulta e lo allontana. Questa illusione dell'amore rende il protagonista schivo, solitario e ossessionato dall'idea di creare un automa con le sembianze di Irina.

La condizione di Pietro mi ha rattristato, non solo per l'intensità della sua passione d'amore non corrisposta, così forte da farmi immedesimare in lui, ma anche per la sua incapacità di comprendere la vera natura di Irina.

Io credo che tutti noi, nel nostro piccolo, siamo un po' folli come Pietro Corvo, ma a volte non riusciamo a essere noi stessi e ci confondiamo nella folla così tanto da diventare “uno del gruppo”.

Penso che questo libro non sia solo la storia di un orologiaio innamorato, ma anche un libro che vuol fare capire al lettore l'importanza di non nascondersi dietro agli altri, di essere se stessi e di “fregarsene” delle opinioni altrui come fa Mastro Corvo dopo l'incidente con Irina.

Prima di concludere vorrei rivolgerle una domanda sul testo: perchè ha deciso di interrompere il viaggio di Corvo e del suo aiutante non facendoli arrivare a Parigi? Perchè Corvo non ha seguito la sua pazzia? A questo spero di trovare una riposta quando la incontrerò.

Per il resto la devo ringraziare perchè ha creato un personaggio semplice ma esemplare con le sue scelte e i suoi comportamenti. La storia mi ha colpito e allo stesso tempo mi ha fatto riflettere anche sul mio comportamento; penso che potrei cercare di espormi di più, di rimanere quello che sono con le mie passioni e le mie scelte senza cambiarle per seguire le mode.

Sinceri saluti, Mykonos.

3° classificato: ALICE PIANCA

3B, Scuola Secondaria di primo grado “Ippolito Nievo” di Cordignano (Tv)

Caro Guido, sono Alice, ho tredici anni e vengo da Cordignano, un piccolo paese in provincia di Treviso. Voglio innanzitutto ringraziarti per aver scritto questo libro. La storia di Giacomo e Pietro Corvo ha suscitato in me curiosità e voglia di vivere. I contenuti trattati mi hanno portata in un mondo reale e immaginario allo stesso tempo, dove tutto era possibile. Proprio quest’anno, a scuola, ho studiato il periodo dell’Illuminismo e sono rimasta affascinata dalla fiducia che filosofi come Rousseau, che troviamo ragazzo nel tuo libro, avevano nella ”luce” della ragione e nelle possibilità della scienza. È stato facile per me immedesimarmi nel personaggio di Giacomo, per altro di età simile alla mia, vivere le sue emozioni e le sue paure; vedere con i suoi occhi un elefante, animale dalla struttura imponente e massiccia, a pochi centimetri, provare la curiosità di scoprire cosa facesse Pietro Corvo nella sua casetta abbandonata in riva al fiume. La tua scrittura fluida e scorrevole mi ha aiutato ad entrare dentro le emozioni e la fantasia dei protagonisti. La città di Torino è anch’essa un personaggio, che riserva, sotto il suo mantello di indifferenza e normalità, un cuore misterioso, ricco di fascino, movimento e fantasia. Pietro Corvo è un uomo che crede fermamente nei suoi pensieri e nella loro possibile realizzazione. La vita è per lui una continua delusione a causa della sua bruttezza e delle umiliazioni subite da Irina, la bella, ma insulsa figlia del Marchese di Moncalvo. Progettare l’automa è per Pietro un riscatto dalla realtà e un modo eroico per essere felice. Non riuscirà a realizzare il suo sogno ma la sua passione salverà Giacomo da un destino infelice e Irina dal suo vivere come un automa, esaudendo le aspettative degli altri e non le proprie. Una cosa del libro non ho condiviso: il fatto che Giacomo non abbia consegnato la lettera di Irina a mastro Corvo. Se l’avesse consegnata, secondo me, l’avrebbe fatto morire contento perché sarebbe venuto a sapere che, grazie a lui, Irina era diventata una donna più consapevole e aveva cambiato in meglio la sua vita. Sono invece d’accordo con l’idea che un congegno meccanico non potrà mai eguagliare l’essere umano, che è pieno di sfumature, mentre la scienza e la tecnica, dal mio punto di vista, sono monotone, anche se decisamente utili. Nonostante io non abbia l’animo da scienziata, grazie al tuo libro, ho compreso la passione di Pietro per la sua arte, il bisogno di scoprire e superare i limiti, che sta alla base della scienza. Sperando di poterti incontrare di persona a Pordenonelegge, ti mando un caloroso saluto, Alice Pianca.

MARE GIALLO di PATRIZIA RINALDI

1° classificato: FEDERICA COSTALONGA

2B, Scuola secondaria di primo grado “G. Lozer”, Pordenone

Iniziare la lettura di un romanzo con la dedica “A te che hai conosciuto la logica dei numeri persino nell’amore” fa  sognare! Vorrei tanto sapere a chi è dedicata questa frase meravigliosa … ma intanto mi piace pensare che l’abbia scritta una persona intelligente e magari un matematico, ma non uno di quelli insensibili che pensano solo ai numeri, uno romantico, che pensa che oltre ai calcoli ci sia qualcos’altro per cui lottare, per esempio per  i sentimenti,  l’amore, l’amicizia, la giustizia…Credo che Lei abbia trovato un legame tra una materia logica, come la matematica, e un sentimento passionale, come l’amore, qualunque esso sia.

Mi piace pensare che questo libro travolga i propri lettori come lo farebbe  un tango, perché è misterioso e affascinante allo stesso tempo … un insieme di movimenti che trascinano il lettore nel vortice delle avventure.

Ma usciamo dal sogno ed entriamo nel romanzo, “Mare Giallo”, intervistando i suoi protagonisti per indagare chi e in quale modo “vive la logica dei numeri nell’amore”. Patrizia Rinaldi ci presenta tre amici: Hui, Caterina e Thomas, uniti nelle loro rispettive solitudini. Sentiamo ora dalle loro voci cosa pensano di se stessi , del mondo che li circonda e cosa vorrebbero di diverso per sé e per gli altri. Iniziamo con il protagonista: Hui è un ragazzino di undici anni di origine cinese, ma cresciuto qui con noi a Napoli dall’età di due anni:

 

“ Ciao Hui, cosa ricordi del tuo paese di origine?”

Hui: “Non ho ricordi della Cina … ho delle immagini dentro di me grazie a mia madre, lei mi racconta cosa faceva, le sue esperienze, i posti dove andava … probabilmente cerca anche, in questo modo, di non dimenticare chi è e da dove proviene.”

“E tu di ciò le sei grato? Condividi i desideri di tua madre?”

Hui: “Io voglio molto bene a mia mamma, ma i miei ricordi, le mie esperienze, i miei amici sono legati a questa terra ed anche se vengo riconosciuto da tutti come straniero, è qui che mi sento a casa. Per dire la verità,  i racconti di mia madre fanno solo aumentare i sensi di colpa nei suoi confronti per non condividere gli stessi sogni.”

“Hai parlato dei tuoi amici: cosa pensi di loro?”

“Beh, ho pochi veri amici, per esserlo devono essere  pazzi, fuori dal comune, intelligenti e devono avere bisogno di me; così io posso cercare un modo per aiutarli, combattere per loro,  cercare sempre altre soluzioni: ad esempio, Thomas ha avuto bisogno di me, ho dovuto ragionare molto per riuscire a sbloccare la porta che divideva me e Caterina da Thomas e Insalata, ma ne è valsa la pena … sono riuscito a salvare delle persone a cui voglio molto bene, mi sento un eroe!”

“Bene, grazie, ora passiamo a Caterina. Dove hai conosciuto Hui?”

“Al club Nautico Mediterraneo: io frequento un corso di vela lì, mentre lui lo frequenta perché c’è Insalata, che per lui è come un nonno, intelligente e come tutti i nonni anziano e buono.”

“E cosa ti ha spinta a fare la sua conoscenza?”

“Sono un tipo molto socievole, amo conoscere gente nuova, ma la vera ragione è che spero sempre di farmi nuovi amici che sappiano accettarmi per quella che sono e che non mi prendano in giro per come mi vesto e per come mi comporto.”

“Dal racconto sembri una ragazza forte: lo dimostri da come prendi in mano la situazione. Potrai avere un futuro da persona importante, hai carattere e solo se si è così determinati, si riesce ad ottenere risultati vincenti!

Ora passiamo a Thomas, ti senti fortunato ad avere degli amici come loro?”

“Ovviamente, non saremo i ragazzi più “cool” della scuola, ma siamo sicuramente delle persone che mettono l’amicizia davanti a qualsiasi altra scelta; infatti Hui e Caterina non hanno esitato a venire da me ad aiutarmi quando ho chiesto il loro sostegno. Sono degli amici speciali, non li cambierei mai: mi fanno sentire importante, unica e non potrei rinunciare a loro solo per essere “alla moda.”

Come li descriveresti a una persona che non sa chi sono?

“Hui è un ragazzo intelligente e coraggioso, uno che sa usare la testa, il suo cervello è, per la maggior parte, pieno di numeri, statistiche, ma ci sono anche la sua famiglia, Insalata, i suoi amici, anche quelli che incontra al club nautico. Invece Caterina è una ragazza avventurosa, istintiva, bella d’animo, forse un po’ rozza, si comporta come vuole, anche se ciò va contro le regole! È una vera ribelle, ma è questo che la rende speciale.”

“E tu come ti descriveresti?”

“Un ragazzo timido, riservato, che concede la propria amicizia solo a pochi; sono come un bel trofeo da regalare solo a chi lo merita completamente.”

“Bene, infine intervisteremo Insalata.

Cosa pensi del coraggio dei ragazzi?”

“Sicuramente sono coraggiosi, mi ricordo che anch’io alla loro età ero così, ma, ohibò, sono invecchiato e sono fiero di come stanno crescendo, li terrò sempre sotto controllo! E posso proprio dire che sono orgoglioso di loro, mi immagino di portarli a spasso per Napoli vestiti da commercianti di alto livello, e se così non fosse, mi accontenterò di un lavoro umile come il barista o il cameriere.”

“Grazie Insalata, grazie ragazzi, sono sicura che continuerete al meglio le vostre avventure, coinvolgenti e simpatiche: conquisterete molta gente! Per adesso è tutto, ci rivediamo per un’altra intervista!”

Come vede, mi sono calata così tanto nel Suo racconto, da voler dialogare direttamente con i protagonisti attraverso un’intervista improvvisata: con un po’ d’immaginazione, i personaggi hanno parlato per me ed io per loro!

Spero lo apprezzi e non lo consideri una presunzione da parte mia, bensì una manifestazione di stima e di apprezzamento nei Suoi confronti.

Un saluto dalla Sua lettrice.

 

2° classificato: ALESSIA PITTON

2A, Scuola secondaria di primo grado, Fontanafredda (Pn)

Cara Patrizia,

ho letto con attenzione il tuo libro e l’ho riletto per il piacere di provare e di riprovare emozioni per gli argomenti trattati (amore verso i propri cari, verso la patria , l’amicizia, la solitudine, la sincerità) e di riflettere su alcune frasi dal significato per me importante. Il legame tra i giovani protagonisti Hui, Caterina e Thomas mette in risalto la vera amicizia prima di tutto verso noi stessi come insegna Hui “…se non ti fai amico di te stesso è la fine” e nei confronti degli altri manifestata sempre con la massima disponibilità. Negli episodi raccontati ci sono ore di divertimento trascorse al mare, al Club Nautico Mediterraneo, ma anche momenti di grande difficoltà. I tre ragazzi però si aiutano a vicenda con delle azioni o delle parole. Quando Hui scopre che Thomas è triste per le prove di resistenza massacranti e per gli insulti subiti durante le lezioni di scherma, non riesce a tenere la rabbia dentro di se e decide di confidarsi con Caterina. Lei per tranquillizzarlo gli ricorda i bei momenti passati assieme,dai quali ricavare la forza per superare le disavventure, così vogliono essere sinceri con Thomas e confessargli tutto. Hui dimentica perfino il suo compleanno per organizzare l’incontro con gli amici, e durante la conversazione Caterina, per consolare i due ragazzi,afferma di sentirsi simile a loro,di sentirsi straniera anche se è nata a Napoli. Questo perché le dicono strana e selvatica,solo perché ha degli atteggiamenti diversi dalle ragazzine della sua età.  Il rapporto profondo con la mamma, grande lavoratrice, per …”darci la grande responsabilità di vivere bene al posto suo.” Lei ha un legame forte con la patria che tenta di mantenere vivo facendo la spesa nei negozi cinesi, incontrandosi con le sue amiche cinesi conversando nella  loro lingua. Questo intenso sentimento cerca di trasmetterlo ai figli, che vivono però esperienze diverse per cui per Hui diventa fondamentale porsi una domanda “…ma l’amore si impara?”. Probabilmente con le esperienze,con i gesti quotidiani come l’abaco,uno strumento molto importante per lui,dove può sbizzarrirsi facendo molti calcoli che non passano dalla testa ma solo dalle mani. Nell’ abaco Hui ritrova il suo pezzo di Cina infatti la mamma lo incoraggia con questa fissazione, facendogli arrivare abachi anche da lì. E’bellissimo osservare la natura con occhi diversi e accorgersi che per un gioco di luce , il sole del tramonto va a sbattere contro il tufo e poi cade sulla superficie dell’acqua fino ad ottenere un tremolio d’oro zecchino fino a farlo pensare che “Esiste anche qua il Mare Giallo”. Ho notato la saggezza delle persone adulte che si esprime con il comportamento e le parole di Insalata:” Per quanti sforzi facciamo ad imbrogliare tutto e a mettere confusione,la terra,il sole e il mare verso sera tornano a decidere l’ordine…”.

 

3° classificato: ISOTTA VAZZOLER

3C, Istituto “Vendramini”, Pordenone

Cara  Patrizia Rinaldi

le scrivo per parlarle del suo libro, Mare Giallo, che ho trovato davvero originale. Penso che la vicenda narrata sia un giallo ma che lei abbia usato questo genere letterario anche per portare i protagonisti alla risoluzione del mistero che riguarda loro e la loro vita.

I tre ragazzi non sentono di appartenere completamente a Napoli, la città in cui vivono e alle persone che li circondano.

Hui è un ragazzino cinese la cui madre vuole ostinatamente riportare in Cina, credendo che questo sia anche il desiderio del figlio.  In realtà egli non ricorda nulla della terra madre, quindi non la sente come luogo d’origine.

Thomas è un dodicenne inglese sempre solo: sua madre non c’è più e suo padre è sempre assente e considera suo figlio strano. Gli unici amici che ha sono Hui e Caterina.

Caterina è l’unica vera napoletana di nascita che però non riesce a sentirsi a casa. La sua famiglia e le persone che frequenta la vorrebbero infatti diversa: più femminile e simile alle altre ragazze.

Quello che li aiuterà ad accettarsi sarà lo svelare il contrabbando che si svolgeva sotto la casa di Thomas. Questo fatto lo ho percepito come secondario, perché quella sera tutti i genitori e gli amici accolgono i tre come eroi e ragazzi non comuni, non più bizzarri: questo mi è sembrato il fatto principale. Alla fine capiscono che verranno accettati e considerati per quello che sono.

Hui comprende che tornerà in Cina, ma intanto deve pensare a crescere; Thomas ed il padre si riuniscono ricreando la loro piccola famiglia; Caterina si rende conto che deve piacere innanzitutto a se stessa senza sembrare ciò che non è.

Penso che tutti possano trovare qualcosa di sè in questi personaggi perché a ciascuno di noi è capitato di vivere un avvenimento che ha messo in luce aspetti del carattere  desideri nascosti. Il rivelarli ha reso l’esistenza più libera di essere vissuta con felicità.

Se devo essere sincera non ho trovato il libro troppo coinvolgente ed entusiasmante, ricordando anche altri autori di gialli, come Agatha Christie, che faceva perdere di vista la morale, che pure c’era,  per la felicità della trama e della scrittura.

Tuttavia vi ho trovato un significato profondo: l’accettarsi, perché tutti e tre i protagonisti vengono considerati fuori dal comune per varie ragioni ma alla fine comprendono che la cosa non è un difetto.

RIBELLI IN FUGA di TOMMASO PERCIVALE

1° classificato: LUCA MAGGIO

3D, Scuola secondaria di primo grado “G.Randaccio”, Cervignano del Friuli (Ud)

Caro Tommaso Percivale, mi chiamo Luca e sono un ragazzo di 13 anni, vivo a Cervignano de Friuli (UD), ho appena terminato la II media. Pordenone Legge è, secondo me, un’ottima manifestazione, anche perché mi permette di venire a conoscenza di libri molto belli, come il suo, di cui, magari, sarei stato all’oscuro. Mentre leggevo le tracce dei libri quest’anno proposti, il mio occhio da “divoratore di libri” è caduto sul suo. La traccia parlava di un libro d’avventura, parlava di onore, lealtà, coraggio, libertà. Parlava di ragazzi, ragazzi come me, parlava di montagne. Il libro mi ispirava molto, mi ispirava perché parlava di valori che per me sono essenziali. Ho quindi trovato il suo libro da subito molto interessante, talmente tanto che l’ho riletto altre due volte – una cosa mai successa prima, perché non mi piace rileggere i libri- e tutte e tre le volte l’ho divorato in un giorno, non riuscivo a staccare gli occhi dal libro. Ogni volta è riuscito a darmi i brividi. Il suo è un libro bellissimo, diverso nel profondo; è un libro che insegna, è un libro che parla, è un libro che trasuda storia. Mi rendo conto, molte volte, parlando anche con i miei coetanei, che purtroppo il nostro è oramai un mondo privo di valori. Con questo libro invece ho viaggiato in una dimensione ove questi valori esistono, sono tangibili, bisogna solamente avere la forza di vederli, la forza di lottare per raggiungerli, per arrivare ad essere liberi ed a essere sé stessi. Nel mondo d’oggi questa forza, la stessa che animava Gianni, Andrea ed Ines, viene a mancare. Nessuno oramai lotta più per i propri valori, non si ha nulla in cui credere veramente. Cosa sono l’onore, la lealtà, la libertà se non valori per i quali bisognerebbe battersi quotidianamente? La realisticità delle sue descrizioni e l’atmosfera che è riuscito a creare mi ha fatto sentire un piccolo fantasma, spettatore invisibile delle vicende che hanno sconvolto Pruneto.. era tutto quasi vero, come in un sogno, un sogno dal quale non volevo più svegliarmi. Dopo aver riletto tre volte la storia mi è parsa chiara una cosa, ma forse mi sbaglio: il suo libro è quasi come una piccola matrioska. Le storie personali dei ragazzi di Pruneto, di Don Averno, della piccola Pruneto si intrecciano con quella principale, rendendo la trama avvincente e ricca di colpi di scena. La storia di ognuno prende pieghe differenti e crea così una storia vivace. Una storia che peraltro sembra delineare al meglio le condizioni di vita in cui versava l’Italia in quegli anni; era una vita dura, ove il destino di ognuno sembrava già deciso. I genitori avevano bisogno di braccia forti. Ma c’è sempre “il ribelle”, quello che non “ci sta”, che pensa che il futuro bisogna scriverselo da soli.... che non c’è nulla di già predisposto. Già all’inizio si delinea quell’indole ribelle di Gianni ed Ines, quell’indole che la sera, contrariamente al volere dei genitori, li spinge ad incontrarsi per coltivare la loro passione segreta, la lettura. Questa è già una loro piccola fuga dalla vita di ogni giorno, un modo per dire, secondo me, che siamo noi a decidere che fare della nostra vita, e non gli altri. Ma non sono tutti così, non tutti hanno la forza di ribellarsi al volere dei genitori, così è Ciccio che è completamente succube del volere dei genitori, che non riesce a distinguere fino in fondo la vita che lui vorrebbe da quella che i genitori vogliono per lui. Quando gli scout vengono soppiantati e sostituiti dall’ONB, i ragazzi sentono una specie di richiamo, capiscono che ora o mai più sono chiamati ad essere liberi, ad essere sé stessi, ad essere scout fino in fondo. Devono prendersi la libertà, e lo faranno, fuggendo sulle montagne, lottando per i loro ideali, lottando per ciò in cui credono, per i valori sui quali avevano giurato. E questo è coraggio di vivere.

“ Era così lontano da tutto ciò in cui credeva, così estraneo ai valori cui si era votata iscrivendosi al gruppo scout. Valori che sentiva suoi, profondamente e fortemente, e che adesso era chiamata ad accantonare. Ma come si fa ad accantonare una parte di se con tanta disinvoltura, soppiantandola con un’altra? ”

È questo uno dei momenti cruciali del libro, il momento in cui i ragazzi iniziano a porsi delle domande, domande che li accompagneranno per tutta la durata della loro avventura. Domande che li porteranno a

capire come i valori sono interpretabili, come la differenza tra i veri valori ed i valori falsi sia “ sottile e profonda allo stesso tempo” e come le persone sono facili da ingannare, anche se il loro cuore è buono. Anche l’argomento del fascismo trattato nel suo libro non è un argomento semplice, lei invece lo fa sembrare tale, lo descrive con gli occhi di un ragazzo, occhi che non sanno dare risposta a molti interrogativi. Non esprime giudizi espliciti, lascia al lettore questo compito. Lei pone dei quesiti, quesiti posti per mezzo delle riflessioni dei protagonisti, e spetta a noi dar loro una risposta; in questo modo ci invita quasi ad esaminarci interiormente, ci mette quasi in discussione, una discussione tra noi ed il libro, una discussione che ci invita a riflettere. Gli interrogativi che si pongono i protagonisti del libro automaticamente se li pone il lettore. Il suo libro è anche molto avvincente, perché riesce ad alternare ritmi molto differenti tra loro; a volte accelera, a volte rallenta per lasciare spazio a parti tristi, per far capire al meglio la sofferenza dei protagonisti. Nei ringraziamenti lei, caro Tommaso Percivale, dice che ha cercato di ricreare al meglio la vita di quei tempi, come se fosse viva fra le pagine. Beh, devo dire che ci è riuscito egregiamente. Infatti, proprio come ho detto prima, una delle cose più belle del suo libro è proprio il fatto che lei riesce a descrivere perfettamente la società degli anni ’20 del ‘900, dove la libertà di scelta quasi non esiste. Esiste solo il profitto, il lavoro, la forza. Ogni ragazzo è più o meno sottomesso al volere dei genitori. Il suo libro descrive a pieno una società ancora arretrata, ormai destinata a scomparire, dove il padre detiene il potere assoluto, quasi come un potestà medievale. I segni di decadimento di questa società si vedono in particolare nella famiglia di Gianni: il potere delle decisioni, seppur detenuto dal padre del ragazzo, è spesso messo in discussione dalla moglie e dal figlio, che molte volte hanno la meglio. Non si può dire lo stesso della famiglia di Ettore. Il padre di quest’ultimo detiene un potere che va quasi oltre al potere assoluto. Lui, il ricco del paese, fa il bello ed il cattivo tempo a Pruneto, arrivando ad allearsi con il regime per usurpare il posto del sindaco. Egli sembra quasi un Borghese del ‘700, disposto a tutto pur di guadagnare, rappresenta il culmine di una società basata sul potere maschile ormai in decadimento. Vorrebbe che il figlio primeggiasse su tutto e tutti, ma loro, nonostante si sentano forti, superiori, potenti, non sono che burattini nelle mani dei fascisti, deboli burattini facilmente controllabili. Loro non sanno cosa siano i valori, la libertà, l’onore, la lealtà. Per loro sono cose che si conquistano con la forza; l’onore si conquista sul campo di battaglia.    Ed è proprio per questo motivo che Ettore, mentre Gianni, Ines e Andrea vivono soli sul Bric’ Polenta ed i giorni passano, sente montare in lui un sentimento sconosciuto. Il suo è un misto di rabbia, di gelosia, di invidia. Invidia non solo sentimentale -ricordando che aveva una cotta per Ines-, ma un’invidia legata all’esperienza che i suoi “amici” stavano vivendo. Essi stavano assaporando la vita, la libertà, la libertà di essere, la libertà di vivere. Lui no. Loro non lo avevano voluto con lui. Non era soddisfatto della sua carriera veloce nell’ONB; sapeva che, in qualche modo, la sua rapida ascesa ai vertici del comando dell’Opera Balilla era influenzata dalla carica ricoperta da suo padre, ora potestà del paesino di Pruneto. Egli non si sente più soddisfatto della sua vita, non sa quasi che farsene di quelle cariche. Inizia a sorgere in lui l’idea che forse, forse la vita scout era quella vera. Ciò che uccide Ettore alla fine del libro non è una valanga; anzi, forse si, ma non di neve. È una valanga di emozioni, una più forte dell’altra, dolore, tristezza, rancore, rabbia, isteria. Il suo cuore non regge più, non dopo la richiesta di Moreno. Anche lui vuole essere scout di nuovo, vuole assaporare la vera libertà. Ettore non capisce, forse si rifiuta. Capisce solamente quando i Balilla, che li avevano seguiti su quel passo, cominciano a sparare. La terra trema e la neve si stacca. È in quel momento che Ettore capisce, sa dentro di se cosa fare. Si fa perdonare, si sacrifica e protegge Moreno al costo della sua vita. Un ultimo sacrificio per redimersi, per farsi perdonare. È questo uno dei gesti più commoventi della sua storia. Ma il momento più bello del suo libro è secondo me l’ultima riunione del reparto scout di Pruneto, un momento così ricco di emozioni, un momento solenne, un momento raccontato così bene che mi sembra una cosa realmente accadutami, ripensandoci ora. Un momento in cui ci si pone un’altra domanda fondamentale del libro: come si può essere un’altra persona solo per essere accettati dagli altri? Come si può essere diverso

da se stesso? Come si possono avere valori differenti da quelli in cui si crede? Ed è proprio in questo momento che i ragazzi capiscono veramente chi sono e cosa vogliono essere; c’è chi si rassegna, c’è chi cerca una soluzione, e solo Gianni, Ines ed Andrea lo capiscono sino in fondo, e fuggono da un mondo che non ha più spazio per loro, un mondo che non riconoscono. Fuggono, anzi, hanno la forza ed il coraggio di prendersi la libertà loro tolta, e di crearsi un mondo loro, un mondo dove possono vivere essendo se stessi. Don Averno, la loro guida, però non ha altrettanta forza.

Egli, in principio guida spirituale e di vita quotidiana dei ragazzi, esce di scena man mano che la situazione precipita ed il gruppo scout viene sciolto. Ai ragazzi viene a mancare quelle figura di capo e di padre esercitata da Don Averno, un capo autoritario, si, ma benvoluto, saggio ed amato. Pian piano quindi, Don Averno, Gufo Tonante o vecchio gufo, scompare; egli, a differenza dei ragazzi, non ha la forza di prendersi quella libertà, quell’agognata libertà, non ha la forza di reagire. Sente che il suo mondo sta crollando, e si affida agli eventi, in balia delle decisioni prese dall’alto. Viene quindi prima nominato Cappellano dell’ONB ed in seguito “spedito” a Milano.

“ Le farà bene respirare un po’ d’aria cittadina, lei che è sempre a spasso per i boschi”

Nonostante questa mancanza di forza Don Averno fu per i ragazzi una vera guida nella vita, quasi un vero padre. Penso in particolare a Gianni, che con Don averno aveva stretto un vero rapporto d’amicizia, quasi come tra padre e figlio. È infatti Don Averno ad avergli insegnato tutto, da come vedere il mondo, a come ragionare. Il rapporto instauratosi tra i due, dal mio canto, è veramente bellissimo, e mi ricorda molto l’amicizia che avevo instaurato con un prete della mia parrocchia, Don Bruno, una persona che ha veramente lasciato il segno in me, una persona che mai scorderò. Il suo modo di vedere le cose l’ho trovato molto simile a quello di Don Averno, forse anche per questo mi sono affezionato molto a questo libro: il rapporto tra Gianni e Don Averno mi rammenta il rapporto che avevo con don Bruno.

Le dico bravo caro Tommaso perché ha saputo rendere Don Averno un maestro di vita per il lettore. Il suo libro è fantastico per tre motivi, in primis perché parla di valori, ed insegna a vedere la vita in un altro modo, con occhi colmi di libertà ed il cuore colmo d’onore e lealtà; poi per la finezza ed accuratezza delle sue descrizioni; in effetti, ripensandoci, mi sembra quasi d’aver visitato il Bric’ Polenta ed il grande re della foresta...        inoltre lei non si dilunga nelle descrizioni evitando il rischio d’annoiare il lettore e di rallentare il corso della storia, ottenendo così una stupenda alternanza di descrizione ed azione, per nulla ammorbante. Il terzo ed ultimo motivo che rende così bello il suo libro sono i personaggi. Ritengo infatti che un libro, per affascinare i lettori, debba innanzitutto avere dei personaggi singolari con i quali i lettori possano identificarsi. Ed è proprio quello che è successo con il suo libro.

Tutto questo, aggiunto ad uno stile calmo, ma veloce, capace di creare suspance ad ogni pagina, con un linguaggio fatto su misura di ragazzo, rende il suo libro un vero bestseller, che peraltro consiglierei ad ogni mio amico lettore. Personalmente non ho mai preso parte a nessun gruppo scout, però, dopo aver letto il suo libro, un certo desiderio di sperimentare quel tipo di vita, è venuto anche a me. Chissà com’è vivere nei boschi, potendo contare solo su se stessi. Beh, forse lo scoprirò, ma nel frattempo mi son già fatto un idea di come potrebbe essere, leggendo il suo libro. So però che mai nessuna avventura scout sarà mai emozionante come quella vissuta da Gianni, Ines ed Andrea.

Mai. Ma la cosa più bella e commovente del suo libro è, secondo me, il fatto che è ispirata ad una storia vera, realmente accaduta. Sembra quasi un’ avventura impossibile, nata dall’immaginazione di un bravo scrittore; beh, non è così. Secondo me dovrebbe far riflettere il fatto che dei ragazzi, non ancora adulti, abbiano avuto la forza, la forza ed il cuore, di disobbedire e di andare contro ad un regime di morte e

dolore, solo perché credevano nei loro valori, aiutando in questo modo i partigiani italiani e le altre persone in pericolo. È una storia toccante, una storia che fa riflettere sui valori che alcune persone riescono a trasmettere, una storia che ognuno di noi dovrebbe ricordare, perché è anche grazie a piccoli eroi come le Aquile Randagie che l’Italia ha sconfitto il fascismo.

“ Hanno salvato duemilacentosedici persone [...]Perché hanno voluto credere che la storia non si scrivesse da sola, ma la scrivessero le persone. “

Con affetto Il suo lettore.

 

2° classificato: TERESA FASSETTA

3B, Scuola secondaria di I grado “Giovanni XXIII”, Montereale Valcellina

Caro Tommaso Percivale,

le scrivo questa lettera con qualche difficoltà, perché il suo libro mi ha toccato profondamente, scatenandomi delle emozioni intense, che riesco con fatica a mettere sulla carta. Ciò che ho letto affonda le radici in ciò su cui sto costruendo la mia vita, una parte di me che le voglio donare, perché senza il suo libro non avrei mai capito che è questo che sono io: uno scout. Sono stati i miei genitori a spingermi a frequentarli, e ho ceduto solo dopo aver opposto loro molta resistenza. Fin dal primo giorno, non ho voluto vedere quanto cercassero di coinvolgermi nelle loro attività, perché mi ero fatta un'opinione sbagliata su di loro e non ero disposta a cambiarla. Poi il suo libro è venuto a cercarmi, come se mi avesse già scelta. Da subito mi ha colpita la suddivisione dei capitoli in valori: i valori che ognuno fa diventare suoi, i valori che sono pezzi di noi, i valori su cui io ho promesso, i valori in cui gli scout credono. Dalla prima pagina vengono descritte quasi poeticamente quanta serenità e spensieratezza regnassero sul campo, e quanto lì gli esploratori del piccolo paese di Pruneto si sentissero a casa più che mai. Perché solo lì potevano essere loro stessi, sperimentarsi, crescere secondo i loro ideali. Tutti i personaggi vengono descritti dall'inizio in modo dettagliato, mettendone in evidenza i pregi, i punti deboli, le emozioni. Alcuni vengono analizzati con più cura, coloro che riceveranno dalla vita le più grandi lezioni, quelli che impareranno maggiormente dai loro sbagli, quelli che continueranno a sentirsi scout sempre. Si tratta di Gianni, il capo pattuglia delle Marmotte, un ragazzo diciassettenne che si basa su quello in cui crede, che condivide la passione per la lettura con Ines, la bella dalla lunga treccia corvina e la risata sincera, che si dimostrerà molto responsabile e sensibile. Ettore, capo dei Falchi,  molto più benestante degli altri, viene presentato come una persona molto decisa e piuttosto scaltra, ma si rivela alquanto insicuro di sé, e per questo bisognoso di dimostrare agli altri, ma soprattutto a se stesso di essere una spanna più in alto di loro. Usava questo mezzo per nascondere il vero sé, fino a quando ha conosciuto persone come Ines, a cui i soldi, la fama, l'avere, non erano mai interessati. Persone felici nella loro povertà. “Parlava di cose grandi e ridicole come la vita, l'onore, i desideri. Come se fosse stata libera di scegliere, lei, una semplice contadina! Come se sapesse cose che lui, invece, non avrebbe saputo mai”. Persone come Gianni, un “poveraccio”, a cui non importava minimamente vincere. Ed è qui che Ettore capisce che quelli come loro sono ricchi veramente. Si basavano su qualcosa di solido, e ci credevano. E che ci sono cose che il denaro non potrà mai dare  a nessuno, cose che non si comprano né si vendono. Cose con cui non si nasce, come l'onore, che ci si può guadagnare soltanto vivendo.

Il campo era finito, e per i giovani era giunto il momento di tornare a casa. “Un piccolo paese dell'Appennino. Uno di quei luoghi che se ne stanno rannicchiati nelle tasche del tempo e si lasciano trascinare da un'epoca all'altra senza cambiare mai”, così viene descritto Pruneto, che appare come una piccola località dal clima caldo, in cui tutti si conoscono. La vita era tornata quella di prima: i ragazzi lavoravano, i bambini ricominciavano ad andare a scuola. Ma al reparto da qualche tempo non era più permesso continuare a riunirsi sotto questo nome: da poco era arrivata una nuova organizzazione, chiamata “fascista”, i cui dirigenti avevano costretto gli scout a sciogliersi, assicurando che i giovani avrebbero potuto entrare nei “balilla” che si definivano simili agli scout, e si riempivano la bocca con gli stessi valori su cui gli altri avevano giurato. Hanno riscosso molto successo non appena si sono presentati in paese, portando con loro alcune innovazioni, per il tempo grandiose, con cui hanno convinto i paesani a partecipare al discorso in cui dichiaravano aperte le iscrizioni. I Falchi erano in tutto cinque: Ettore, Moreno, Enzo, Lello e Berto che hanno accettato di unirsi ai nuovi arrivati senza esitare, affascinati dalle loro armi da fuoco. Le Marmotte, oltre al capo, avevano altri due componenti: Ciccio e Filippo, che sono stati più titubanti nella scelta, ma alla fine si sono uniti a loro. Le Api, capeggiate da Ines, sorella della piccola “pattugliera” Etta avevano altre due compagne: Mina e Licia, che hanno accettato di buon grado l'iscrizione. Solo Ines, Gianni e il nuovo arrivato in paese, Andrea, erano decisi a star fuori dai balilla. In loro c'era qualcosa che non li convinceva: le armi da fuoco che facevano usare sono strumenti di distruzione, che presentavano come giocattoli. “Se qualcuno avesse spiegato loro che i fucili, in guerra, sparavano alla gente, avrebbero ritratto le mani inorriditi e sconvolti”. Ma il loro successo era stato tanto che i genitori di Ines l'avevano iscritta contro la sua volontà. Alcuni del reparto si riunivano settimanalmente con i balilla, mentre quelli che hanno avuto il coraggio di restare contrari anche dopo aver ricevuto minacce, continuavano a non presentarsi. Il regime si era fatto sempre più violento, e i valori con ci si era presentato non erano mai stai messi in pratica. Ed in questo bellissimo punto del libro i ribelli progettano la fuga, per continuare a vivere come a loro piaceva.

Per gli scout di Pruneto l'occasione per scoprirsi è stato l'imporsi del fascismo. Ma questo non esclude che le stesse fondamenta non si possano ritrovare tutti i giorni, anche in questi tempi, anche in paesi come il mio, privi di particolari tensioni. A me è successo quest'anno al campo estivo per la prima volta. Non pensavo che i miei compagni credessero così intensamente nella loro promessa. Mi ha toccato profondamente quando, davanti ad un mio problema, delle persone come loro, che conoscevo appena, mi hanno presa per mano per superare la mia difficoltà, continuando a ripetermi che, prima di essere capi, vicini di casa, compagni di scuola, sono miei fratelli. Sono stata colpita da quanto sincera fosse la solidarietà che mi hanno offerto, senza aspettare niente in cambio, e da quanto mi sentissero parte della loro famiglia. Sono stati quei gesti, quei momenti, ad abbattere l'insicurezza che mi separava dalla promessa. Non mi sentivo veramente uno scout. Non sapevo nemmeno cosa volesse dire esserlo. L'ho capito grazie al suo libro e alle persone che mi sono state vicine sempre, pronte a condividere con me la loro esperienza. Dal giorno in cui ho fatto il giuramento, mi sono sentita parte di qualcosa; ho capito che la mia vita ha un senso; che io ho un senso. E mi è stata più chiara la differenza tra i valori di cui i balilla parlavano e quelli in cui credo anche io. L'onore è una conquista; ma non in battaglia. Per essere leali serve tutta l'anima; e non fucili, sangue e guerra. Essere liberi non vuol dire essere autorizzati a fare tutto, né possedere ogni cosa si desideri; significa poter essere se stessi. La parte vera di noi, la parte che vive, non è fatta di materia né di averi, ma di quello in cui crediamo.

Ciccio non è andato con gli altri ribelli, perché gli sembrava giusto restare in paese, dopo essersi iscritto. E' sempre stato leale, anche con il nemico. E ha pagato con la vita.

Il finale perfetto per una storia non è sempre la felicità, ma è la traccia che questa lascia dentro di noi a contare. Quasi tutti gli scout di Pruneto hanno “combattuto”, anche contro loro stessi, per agire sempre secondo i loro ideali. E questo li ha portati alle conseguenze più diverse. Alla salvezza e alla morte. Ma tutti quanti, almeno per poco, sono stati liberi.

Vorrei ringraziarla per l'occasione fantastica che mi ha dato per scoprirmi. Perché sul suo libro, c'è scritta anche la mia storia.

 

 

3° classificato: ESTEFANY YARITZA POLITO

2B, Scuola secondaria di I grado “G. Lozer”, Pordenone

Salve caro Tommaso Percivale, sono "Ribelli In Fuga", sì, hai capito proprio bene: sono IO, il tuo libro! Quest'estate mi sono divertito come un matto, sono andato in viaggio in Spagna con la mia lettrice  Estefany. I primi giorni sono stati durissimi, chiuso e abbandonato sul fondo dello zainetto…dimenticato, solo e al buio. Fortunatamente ho sentito le urla della mamma (benedetta donna!) di Estefany: "Leggi il libro che ti ha consigliato la professoressa, dai!"  E così…brrr, ho sentito una mano che mi sfiorava, mi stava tirando fuori.....HO VISTO LA LUCE!!

Mi ha letto in più momenti, ma, vista la pigrizia della mia lettrice, mi sono caduti addosso fiumi di sbadigli…poche pagine ed ero di nuovo abbandonato, ma stavolta sopra il cruscotto con quaranta gradi all'ombra!! E i miei delicati tessuti di cellulosa si stavano disidratando, quanto avrei potuto sopravvivere in quelle condizioni?

È arrivata la pioggia e nelle giornate uggiose Estefany era costretta a leggermi per non annoiarsi. Una volta superati i due capitoli, che parlavano della vita nei boschi degli scout, le piacevo proprio, mi ha “divorato” (nel senso buono…), come fossi patatine, una pagina dopo l' altra; come un treno ad alta velocità, mi portava dovunque con sè, e così ho visitato la Spagna.

A metà della storia, quando ci conoscevamo meglio, lei mi ha confessato che si era resa conto, grazie a Ines, Gianni e Andrea, cosa significassero onore, lealtà e coraggio, e mi ha anche detto che non si sentiva degna di darsi della coraggiosa o leale. Proprio per questo, i tre personaggi le sono piaciuti molto, perché sono rimasti sempre fedeli ai valori degli scout, nonostante l'arrivo del fascismo: erano disposti a dare la propria vita per la libertá! Loro tre sono quelli che l’hanno colpita di più, perché, nonostante tutti gli ostacoli, non si separavano mai e rimanevano amici leali.

Poi mi ha dato la colpa di essere ingrassata di tre chili, perché ogni volta che i protagonisti erano affamati lei mangiava a più non posso.

Mi ha incolpato anche di averla fatta piangere, perchè l’ha emozionata la storia d’amore tra Gianni e Ines e ogni volta che iniziava a leggere, si portava un fazzoletto, e piangeva come una fontana per l’emozione, bagnandomi!

Mi ha detto di essersi immedesimata in Etta, perchè anche lei da piccola aveva il terrore di tagliarsi i capelli. Ora ha una folta e meravigliosa chioma che le incornicia il viso…

Non credo, però, che abbia potuto comprendere del tutto il periodo storico a cui si il romanzo si rifà, e me lo diceva spesso: “Caro Rib., peccato io non abbia ancora studiato l’epoca del fascismo, anche se ho già capito che non mi piacerà!” “E, cara ragazzina- pensavo io- quante cose devi ancora sapere!”

Quindi scusiamola se si è lasciata coinvolgere più dalle storie d’amicizia e d’amore, ma ti assicuro che ha imparato tanto anche da quelle.

Adesso passo la penna ad Estefany, ti vorrebbe scrivere.

 

Salve caro Tommaso, il mio amico " Ribelli In Fuga" Le ha già detto cosa penso del suo libro, ma io vorrei aggiungere che è stato uno dei più bei libri che abbia mai letto; mentre cavalcavo con passione le pagine, mi sembrava di essere in un mondo parallelo, ero immersa nell’avventura, mi sentivo viva, come se stessi ascoltando in continuazione la mia canzone preferita senza mai stancarmi. Grazie per aver dato vita alle mie fantasie, arrivederci da "Ribelli In Fuga" ed Estefany Yaritza Polito.

 

 

IL SEGRETO D'ORBAE di FRANCOIS PLACE

1° classificato: BEATRICE BORTOLUS

1B, Istituto “Vendramini”, Pordenone

Carissimo François Place,

mi chiamo Beatrice e ho appena finito di frequentare la prima media. Mi sono sempre piaciute le nuvole, sia al tramonto che dopo un temporale. Piacciono anche a lei le nuvole? E di che cosa sono fatte le nuvole secondo lei? Di panna montata, di zucchero filato o di soffice cotone? Le ho osservate più attentamente mentre leggevo il suo libro, nel punto dove parla della preziosa tela da nuvola.

Mi ha subito colpito il titolo: Il segreto d’Orbae. Il segreto: è un mistero, qualcosa da scoprire. Ma Orbae? Sarà una persona, una città, un animale? E così mi ha incuriosito.

Leggendo il titolo, credevo che si trattasse di un segreto fra amiche, però il disegno in copertina tradiva questa mia idea. Il suo libro è scritto in prima persona ed è stato semplice immedesimarsi nel protagonista.

Ziyara in un certo senso mi ha ricordato mia sorella Lucia: spirito libero, “leggera”, senza pesi al cuore. Anche il carattere le somiglia molto: semplice e di poche parole.

A differenza di Cornelius, che è un viaggiatore di terra, Ziyara non potrebbe vivere senza il mare; lo trova mutevole e instabile. Nuotarci dentro la rende sicura.

Come a lei piace muoversi in acqua, così io mi immergo nella musica. Suono la chitarra e la trovo speciale: attraverso sei corde posso esprimere rabbia, euforia, felicità, malinconia… mi sento sicura quando suono, sono io tutt’uno con la musica.

Un punto del libro che mi ha fatto molto riflettere sul suo significato e che mi ha toccato i sentimenti più profondi è quando Ziyara lascia partire Cornelius per le Terre Interne ad Orbae. Diversamente da altre donne non è possessiva nei suoi confronti e proprio perché lo ama lo lascia partire. Sa che non può proprio fare a meno di inseguire il suo sogno, anche se irraggiungibile. Ziyara trovandosi davanti a questa scelta difficile decide di lasciarlo andare. E così facendo, conquista il suo cuore per sempre.

Mi sono piaciuti in modo particolare i suoi acquerelli: mi rilassa osservarli prima di addormentarmi e studiare ad uno ad uno tutti i particolari, mi fanno entrare in un mondo pieno di fantasia. I miei due disegni preferiti sono “un convoglio di mandarini della notte” perché è magico e misterioso, poi perché mi ricordano gli acquerelli giapponesi di Hiroshige e di Hokusai, che ho scoperto sfogliando uno dei libri di mia mamma, per il modo di raffigurare gli animali selvatici, la pioggia e i monti.

“La flotta del Gran Ritorno” invece mi trasmette sicurezza. Vedere Ziyara sospesa sulla prua del Nadir con il vento tra i capelli, il corpo rilassato con tutt’intorno i delfini che saltano mi dà l’idea di una donna coraggiosa che non ha paura di niente. Ognuno di noi dovrebbe credere di più in se stesso, fidarsi del proprio istinto e lasciarsi andare.

É il caso di Cornelius che “ora nuotava sempre meglio e adesso si immergeva alla mia stessa profondità”, come se si fosse liberato di un peso, di una paura. Come un bambino che teme di lanciarsi dallo scivolo, qualcosa lo trattiene… ma una “vocina” lo incoraggia a buttarsi per superarsi.

Il suo libro, sempre “in movimento”, che ti porta lontano, tra odori balsamici e salmastri, si conclude con la parola “la luminosa” in riferimento a  Ziyara, che vuol dire “portatrice di luce”, perché ha illuminato il cammino di Cornelius.

 

 

2° classificato: ELEONORA DE GOTTARDO

3B, Scuola secondaria di primo grado “Terzo Drusin” di Pordenone

Caro François Place, le scrivo, come idea per l’estate, la mia professoressa ci ha proposto di partecipare al concorso “Caro autore ti scrivo...”. Giunta a casa mi sono subito precipitata sul sito di Pordenonelegge.it decisa a scegliere un libro con cui sognare per lunghe ore. Tra tutti mi ha attirato subito particolarmente il suo, il titolo “Il segreto d’Orbae” era avvolto di mistero, e a me i misteri piace svelarli. Inoltre, ho sempre assistito a tutti gli incontri del concorso e non vedevo l’ora di avere l’età adatta per parteciparvi. Per me è una grande emozione scrivere al “disegnatore” dei luoghi e dei personaggi che mi hanno accompagnato fino a Orbae, facendomi perdere la concezione del tempo. Il giorno seguente, sono andata di buon ora in libreria per prendere il libro, l’ho sfilato delicatamente dello scaffale in cui era riposto, ero tutta eccitata all’idea di iniziare una nuova avventura, e sono uscita. Mentre ritornavo a casa, ho cominciato a sfogliarlo, lo sfioravo appena, non volevo rovinare né la copertina, né le candide pagine bianche, ma ad un tratto mi è scivolato di mano, sono riuscita ad afferrarlo al volo, per fortuna. Con immensa sorpresa, sotto al minuzioso disegno della copertina, vi era disegnato un planisfero su sfondo azzurro, ho subito cercato Orbae, ma non riuscivo a vederla. Alla fine mentre stavo per varcare la soglia della porta di casa, in corrispondenza dell’Antartide, di come conosco io il mondo, c’era Orbae. Poi ho proseguito a sfogliare il libro, per riuscire a trovare alcuni disegni e farmi un idea di come poteva essere il libro, lo faccio spesso, anche se magari non dovrei, ma arrivata a metà non vedendoli mi sono detta: “Questa volta sarà proprio tutto un mistero!” Leggendolo, l’ho trovato dir poco sorprendente. Mi distendevo nel letto e a un tratto mi ritrovavo accanto a Cornelius, a esplorare assieme a lui mondi sconosciuti. Oppure membro della flotta di Ziyara, navigavo nel Nadir verso Orbae e aspettavo insieme a lei il ritorno di Korneliis Bey. Cornelius, è veramente un uomo coraggioso, e intrepido, non si perde mai d’animo e sa coinvolgere ed entusiasmare la gente accano a lui. Io, sono tutto l’opposto, sono sempre le mie amiche che mi devono coinvolgere e quando sto per proporre un uscita, mi anticipano sempre. Non mi apro molto facilmente, Testa d’Oro mi ha fatto riflettere su questi “punti deboli”, ho concluso che ognuno deve essere protagonista nella propria vita e che “ogni cammino futuro è generato da quello già percorso”. Non devo sempre attendere per esprimere il mio pensiero perché magari non ci sarà un’altra opportunità; Cornelius quando Alvoradis gli ha proposto la spedizione alle Terre Interne, lui ha colto l’occasione al volo.Continuando nella lettura mi sono imbattuta in una pagina con scritto: “Seconda parte: il viaggio di Ziyara”, mi sono chiesta perché questo artista ha voluto dividere il quadro a metà. Poi leggendo l’ho trovata un’idea magnifica perché ho avuto modo di conoscere la stessa realtà, vissuta da entrambi, ma con parole e riflessioni diverse .

Ziyara è una donna forte, anche dopo la perdita dei genitori e l’attacco al Nadir continua a navigare. Io non sarei riuscita a riprendere il viaggio, ma per certi aspetti sono simile alla “Donna Delfino”, lei non perde la speranza anche quando tutto può essere perduto, anch’io quando qualcosa non va come avrei voluto, non perdo l’entusiasmo e provo e riprovo fin tanto che non ottengo il risultato desiderato.

Inoltre condividiamo la passione per il mare, quando ero piccina sognavo di nuotare insieme ai delfini. Arrivata in fondo al libro ho scoperto le tavole, sono veramente stupende, curate nei minimi particolari e ancora adesso, quando voglio ripercorrere il viaggio narrato occorre soltanto che le sfogli, per rievocare in me le avventure e le emozioni che ho provato.

Dopo aver letto questo libro, avrei un desiderio, possedere un lembo di “tela da nuvola”, ma guardando dento di me la possiedo già: LA VITA. La Vita cambia i colori dell’esistenza umana, a seconda delle circostanze intorno al lei. Come dice Testa d’Oro a conclusione del suo percorso, è l’Amore che è sempre all’inizio e alla fine di ogni cosa , e non come pensano gli Zizotl e gli Indigani che all’origine per i primi e la fine per i secondi vi è la “Montagna dell’azzurro dell’orizzonte”.

La ringrazio poiché mi sono divertita molto a viaggiare con i suo personaggi e miei amici Cornelius e Ziyara in mondi fantastici, irreali senza età. Arrivederci alla scoperta di altri mondi...

 

3° classificato: FEBE PICCININ

1B, Istituto “Vendramini”, Pordenone

Caro autore fra i libri che mi sono stati presentati dalla professoressa di italiano ho scelto di scrivere una recensione sul suo perché la trama è ricca di fantasia e di avventura.

A dire il vero, all’inizio, la sua opera non aveva attirato molto la mia attenzione perchè la trama parlava di una storia d'amore ed io generalmente non sono attratta da questo tipo di storie. Una volta in libreria, però, l’ho sfogliato, ho guardato la copertina nei minimi particolari, ho riletto il breve riassunto presente sul retro della copertina e le prime due/tre pagine. Non so se sia una cosa positiva ma io, quando devo acquistare o scegliere un libro, mi soffermo anche sugli aspetti che potremmo dire “estetici”: la copertina, i caratteri del testo, la consistenza delle pagine, la presentazione generale, le illustrazioni presenti all’interno del libro . Secondo me, infatti, le immagini aiutano, sostengono e stimolano la lettura e le copertine ben fatte e  “rigide” rendono il libro più bello e attraente (molto di più  delle versioni economiche).

Se poi le prime due/tre pagine catturano la mia attenzione e stimolano la mia curiosità, è fatta…… il libro diventa il mio nuovo compagno di viaggio! Ed è quello che è successo anche questa volta con il suo “Il segreto d’Orbae”.

Vorrei farle i miei complimenti perchè ha scritto un fantasy con un messaggio a mio parere molto importante: sei hai un sogno non devi arrenderti alle prime difficoltà ma perseverare e andare avanti. Cornelius, infatti, nella sua ricerca della tela da nuvola, non si è lasciato scoraggiare, non “ha mollato” ma ha perseverato ed è andato avanti nonostante le difficoltà e i pericoli che di volta in volta incontrava e questo non è da tutti!

Io adoro leggere il fantasy (è senza dubbio il “mio” genere letterario) perchè posso vivere, insieme ai personaggi della storia, avventure in luoghi pericolosi e provare un sacco di emozioni anche molto forti rimanendo sempre nella sicurezza della mia camera e del mio mondo.

L'intreccio delle due storie raccontate nel libro è particolare e  mi ha colpita molto perchè sentire la stessa storia raccontata da due persone diverse è un po' come l'origine dei Vangeli che hanno il succo della storia identico ma raccontano gli episodi in modi differenti, con qualche caratteristica in più o in meno, con vocaboli diversi e alle volte più complicati e così via... ma la storia è sempre “la stessa”. Questo è un nuovo modo di scrivere che, secondo me, affascina il lettore e mi è piaciuto molto.

Durante la lettura del suo libro io ho provato diverse emozioni:

dispiacere, quando i personaggi finivano nei guai,

paura nelle situazioni in cui erano in pericolo,

sollievo quando, dopo una particolare situazione nella quale i protagonisti sembravano spacciati, finivano  poi per cavarsela

felicità, nel momento in cui riuscivano a realizzare i loro sogni,

insomma …. non mi sono affatto annoiata e ho apprezzato soprattutto le situazioni che hanno creato  un'atmosfera di suspance.

Credo di poter dire di aver trovato, in questo libro, un amico fidato che ha saputo svelarmi i suoi segreti un po’ alla volta, come due persone che, piano piano, “fanno conoscenza” diventando alla fine amici per la pelle.

Purtroppo non noto, fra i miei coetanei, molto interesse per la lettura in quanto mi sembra preferiscano i giochi elettronici, Internet, il cellulare o la televisione. Al contrario mi piacerebbe che si riscoprissero, nei libri, degli amici fidati  attraverso i quali vivere avventure che nella vita reale non si oserebbero nemmeno immaginare, dei riferimenti da cui imparare cose nuove, prendere spunti, a