Treccani a pordenonelegge 2017

Che lingua fa? Treccani e Fondazione Pordenonelegge.it prendono la temperatura dell'italiano, fra parola parlata e letteratura: dal 13 al 17 settembre un progetto dedicato al festival 2017.

Come cambierà e si contaminerà la lingua parlata al tempo delle migrazioni, quale grammatica insegneremo ai “nuovi” italiani e quanto rimane di una letteratura che ha funto da bussola per l’evoluzione lessicale del Paese? Giochi di parole, neologismi importati dalla politica e classici ‘ristretti’ a uso dei millenials: questi e molti altri temi sono al centro del nuovo progetto avviato da Fondazione Pordenonelegge.it con Treccani, nell’ambito della 18^ edizione della Festa del Libro con gli Autori. A pordenonelegge 2017, infatti, un’intera giornata sarà dedicata ai rapporti fra letteratura e lingua italiana con protagonisti eccellenti, come Paola Mastrocola, Stefano Bartezzaghi, Emanuele Trevi, Walter Siti, Roberto Piumini, Guido Sgardoli, Valeria Della Valle, Giuseppe Patota, Giuseppe Antonelli, Massimo Onofri, Marco Damilano. «Le strette interconnessioni che legano la lingua alla letteratura e al mondo dell'educazione sono da sempre al centro degli interessi di Treccani – spiega il direttore, Massimo Bray - In questa occasione mi piace sottolineare la relazione produttiva, in termine di didattica e di apprendimento, che può e deve legare educazione linguistica ed educazione letteraria. Relazione destinata a divenire sempre più stretta, per aiutare le giovani generazioni a rispondere alle sfide poste da un mondo che è cambiato e continua a cambiare: l'intermedialità, la smaterializzazione delle scritture, la nascita di figure di giovani consumatori e insieme produttori di nuovi testi pongono problemi inediti, ma offrono anche stimolanti nuove opportunità».



“Dal mito ai classici: riscrivere grandi storie per piccoli lettori” è il tema dell’incontro con Roberto Piumini in programma alle 10 nel Chiostro della Biblioteca Civica. Dalla mitologia – dai racconti di Enea alle avventure di Ulisse -  si possono alimentare divertenti letture per i più piccoli, portando l'attenzione sul valore linguistico della narrazione, e sul tema dell'infedeltà creativa di chi ri-racconta i miti e le storie. Si prosegue alle 11 (Spazio BCC Fvg) nel segno della “Lingua italiana, difficile però bellissima”: Valeria Della Valle e Giuseppe Patota ci spiegheranno che si può giocare ironizzando sugli errori più frequenti e su quelli più subdoli, ma si può trovare nella grammatica l’eleganza della precisione e l’aiuto quotidiano per riflettere sul proprio modo di parlare. Se è vero, infatti, che l'evoluzione della lingua ha semplificato le regole della comunicazione e cambiato il modo di giudicare gli errori, è pur sempre vero che, se si vuole parlare e scrivere correttamente, bisogna interrogare la grammatica e seguire i colorati insegnamenti della matita rossa e blu. Alle 11.30, nel Chiostro della Biblioteca Civica, riflettori sui “classici”, con una dedica speciale nei 150 anni dalla nascita di Pirandello: Guido Sgardoli e Davide Morosinotto, coordinati da Beatrice Masini, racconteranno come hanno “tradotto” – ma non tradito – due classici di Pirandello (“Uno, nessuno e centomila” e “Il fu Mattia Pascal”), riscrivendoli per facilitarne la fruizione dei giovani lettori. Ma resta la diatriba: è lecita la “riduzione” o “condensazione” di un classico? Quali sono le regole, che cosa si guadagna e che cosa si perde?

“La lingua non basta” è il presupposto del dialogo che alle 15.30 (Spazio incontri di piazza della Motta) impegnerà Luca Serianni e Paola Mastrocola, moderati da Giuseppe Antonelli. E’ possibile insegnare una lingua senza aprire l’insegnamento sull’orizzonte della cultura e della letteratura che l’hanno formata nei secoli? E, più in generale, è possibile insegnare una lingua che vive un costante mutamento? E’ un interrogativo che sicuramente vale per tutte le lingue, ma per la lingua italiana pare proprio irrinunciabile.  Che sia “questione di stile”, o meglio di stili ce lo ricorderanno Walter Siti, Emanuele Trevi e Massimo Onofri (ore 17.30, palazzo della Provincia), a partire dai primi straordinari capolavori in lingua italiana che hanno fatto della sua riconoscibilità, del suo valore, il principale metro di paragone e il maggiore tratto di originalità dell’autore. Oggi, pero’, pare che lo “stile” sia diventato il dato più indifferente di un testo. Ma è proprio così? Per fortuna con le parole ancora si gioca, in italiano come nella altre lingue: il semiologo Stefano Bartezzaghi, maestro del calembour e dei funambolismi lessicali, ci guiderà (Palaprovincia, ore 19) alla (ri)scoperta dei giochi di parole, dai testi solenni di religioni, letterature, filosofie alla classicità, al folklore, spaziando fra  le più curiose ed enigmatiche combinazioni linguistiche ripescate dalla cultura di massa per adattarle alla contemporaneità. Gran finale, alle 21 (Spazio incontri Piazza della Motta) nel segno della grande ‘levatrice’ di neologismi e scenari lessicali, la politica: Giuseppe Antonelli e Marco Damilano si confronteranno proprio su “L'italiano della politica”, creativo e “giornalistico", da Machiavelli a Renzi capace di influenzare l’uso comune del linguaggio e di individuare spazi nuovi di comprensione di una realtà che per molti versi ci sfugge. Gli ultimi sessant’anni della nostra storia ci hanno consegnato “parole, formule e locuzioni intramontabili, dalle convergenze parallele al trasformismo, passando per il rimpasto, l’inciucio e il ribaltone, gli aforismi di Andreotti e i tweet di Renzi.