Edizione 2009
Dieci anni
Grande questione filosofica quella della coscienza interiore del tempo! Ma anche grande tema comune, che ci vede partecipi tutti, quando diciamo, un po’ vanamente, “Sembra ieri…”, e sappiamo benissimo che non ha senso. Sappiamo quando e come era “ieri”. Sappiamo bene di dire “Sembra ieri” per comunicare una dimensione del tempo che è inafferrabile. Certo, possiamo elencare le date, ricercare gli avvenimenti (oggi nella rete è sempre più facile, si può trovare tutto, l’intero arredamento di un’estate di qualche anno fa). La misura del tempo cronologico, per quanto meravigliosamente legata al moto degli astri e all’ordine del cosmo non dà ragione, però, dello scorrere del tempo vissuto, della sua velocità o della sua lentezza, della sua capacità di aprire verso nuovi orizzonti o di abbandonare sentieri da poco segnati.
Dieci anni. Difficile definirli. Sicuramente non “sembra ieri” per la Festa del libro con gli Autori di Pordenone. C’è stata una crescita, nel frattempo, una maturazione importante, una quantità straordinaria di collaborazioni, relazioni, amicizie, un patrimonio che si è venuto formando nel tempo, anno dopo anno e che oggi è diventato un valore condiviso da un intero territorio.
Sicuramente non “sembra ieri” per l’esperienza del pensare e del fare, per il confronto - a volte teso, quasi aspro – con i molti interlocutori della politica, della comunicazione, della cultura, non per voler piacere a tutti o per pretendere di aver ragione a tutti i costi, ma per condividere, ottenere ascolto, rivendicare una presenza non pretestuosa.
“Sembra ieri” invece veramente – sappiamo che è un po’ retorico dirlo – per la passione che ci mettiamo tutti, l’impegno, la preoccupazione che tutto vada bene. Questo è rimasto uguale, come all’inizio, quando c’erano tre sale e trenta ospiti, la stessa tensione, la stessa attenzione per ogni cosa.
Non è così retorico, invece, anche se prevedibile, un bilancio su quello che è cambiato in questi dieci anni nel mondo del libro e della cultura; proviamo a rispondere, anche quest’anno, nell’unico modo che ci è possibile: con gli autori invitati e i temi proposti.
A parte, c’è spazio forse per una piccola riflessione: dieci anni fa il nome della manifestazione pordenonelegge.it, con quel segnale allusivo al mondo della rete, intendeva cogliere un dato di “flagrante attualità”, dove l’esplosivo affermarsi della telematica pareva mettere in pericolo l’esistenza stessa del libro. Quel “punto it” suonava provocatorio e difficile da pronunciare.
Oggi nessuno lo pronuncia più. Tutti dicono pordenonelegge e basta, come se il “punto it” non ci fosse.
Nel frattempo, in questi dieci anni, apparentemente è successo il contrario di quanto si temeva. E’ stato un decennio di singolare euforia per il vecchio caro libro. Oggi non si capisce se la crisi che tocca tutti gli aspetti della vita - e quindi anche il mondo della carta stampata - sarà anche “crisi di crescita” per la cultura del libro e della rete (siamo unionisti, sotto questo aspetto). Si vedrà.
Un modo di leggere la distanza dei dieci anni, in relazione alla cultura del libro, è però sicuramente questo: nel 2000 quel “punto it” suscitava domande e appariva come una provocazione (c’era chi chiedeva l’esatta pronuncia, chi manifestava contrarietà); nel 2009 pare che il “punto it” nessuno lo veda più: si dice pordenonelegge, spontaneamente, come se quel “punto it” non possa rappresentare altro che l’indirizzo del nostro sito web.
Nel frattempo, pordenonelegge è diventato un nome facile da pronunciare per moltissime persone. E gli vogliono un gran bene.
I curatori: Alberto Garlini, Valentina Gasparet, Gian Mario Villalta

















