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"(…) Ho sempre amato questa libertà pasticciona. Pordenone si è vestita in fretta. Fino all'altro ieri era nuda e non aveva specchi. Venezia è lontana, Trieste pure. Da Udine non ha mai voluto copiare. E allora è uscita così: le scarpe col tacco, la tuta da ginnastica, il rossetto fucsia, il cerchietto in testa. (…) È nata dal niente, piccolo azzardo del Nevada friulano, e solo ciò che è stato niente può diventare tutto." Sono le parole dello scrittore Mauro Covacich.

È una città strana, Pordenone: uno strano ibrido tra Veneto e Friuli, troppo giovane per un'identità precisa, forse, cresciuta troppo in fretta. Ma della gioventù ha tutta la forza, l'entusiasmo, l'energia e dal passato sa conservare e tramandare, valorizzando sapientemente.

Anticamente conosciuta come Portus Naonis, nel suo territorio sono state rinvenute importanti testimonianze del periodo romano. Già abitata prima del Mille, come attesta la necropoli rinvenuta sotto Palazzo Ricchieri, sede del Museo Civico d'Arte, a partire dal XII secolo sviluppò notevolmente l'attività commerciale del porto sul fiume Noncello, che lambisce la città. Il centro storico, denominato Contrada Maggiore, si snoda in gran parte per Corso Vittorio Emanuele, con i suoi antichi palazzi dalle preziose facciate, Montereale-Mantica, Gregoris, Capitani, Cattaneo e Policreti, e il Municipio dalle forme gotiche originalissime, eretto tra il 1291 e il 1395, a cui vennero aggiunti nel XVI secolo la loggia con l'orologio e i pinnacoli su progetto di Pomponio Amalteo. Di fianco si erge il Duomo di S.Marco, in stile romanico-gotico, al cui interno sono collocate opere d'arte di grande pregio, come la famosa Madonna della Misericordia di Giovanni Antonio de Sacchis detto Il Pordenone, lavori del Pilacorte, dell'Amalteo e del Tintoretto. All'esterno il campanile di S.Marco, elegante e svettante nei suoi 72 metri, fu costruito nella prima metà del XIV secolo. Nella stessa area si trova il rinascimentale Palazzo Ricchieri, sede della pinacoteca civica, che contiene, tra le altre, opere del Pordenone, del Savoldo, del Padovanino, di Michelangelo Grigoletti - pordenonese e uno dei migliori ritrattisti del XIX secolo - oltre ad una raccolta di sculture lignee e di oreficeria gotica.

Pordenone non dimentica arcaici riti e tradizioni come Il falò dell'Epifania e Il rogo della Vecia, che rievocano un'anima antica, profondamente legata al mondo contadino. Ma è anche una città che sa guardare avanti, sa osare, favorendo un fermento culturale che non ha pari in una città di provincia. Qui è nata la rassegna cinematografica internazionale Le Giornate del Cinema Muto, organizzata da Cinemazero; qui si svolge ogni anno, a settembre, la festa del libro pordenonelegge.it; qui poeti e scrittori tra i più noti in Italia incontrano un pubblico attento, preparato e curioso.
Una città strana, Pordenone, una città dal "cielo pallido, impalpabile e vastissimo" (Pier Paolo Pasolini), una città da scoprire e conoscere…

 

Valentina Gasparet

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